L’importanza di saper tacere

Con l'avvicinarsi del referendum arriva il momento in cui ogni attacco contro l'avversario può trasformarsi in un boomerang

6.1k 14
bartolozzi

Con l’approssimarsi della scadenza elettorale e con il referendum sulla giustizia ormai alle porte, il dibattito politico entra nella sua fase più delicata. È questo il momento in cui ogni parola pronunciata pesa il doppio e ogni attacco indirizzato all’avversario può trasformarsi in un vero e proprio boomerang.

Per questo la priorità del governo dovrebbe essere una sola: evitare scivoloni dell’ultima ora. Dovrebbe essere chiaro a tutti, infatti, che è ormai finito il tempo della sovraesposizione mediatica, delle interviste a raffica e delle dichiarazioni improvvisate elargite a buon mercato.

La posta in gioco è altissima, e la partita ancora apertissima. Ed è proprio questo il punto: quando gli equilibri sono incerti, basta davvero pochissimo per spostarli. Una frase sbagliata, un’uscita maldestra, una polemica inutile: ogni scivolone può trasformarsi in un enorme regalo politico per gli avversari.

Le dinamiche mediatiche, del resto, dovrebbero essere ormai abbastanza note: qualcuno parla troppo, qualcuno sbaglia tono, qualcuno offre il fianco. Da lì si mette in moto la macchina della polemica: titoloni ad effetto, talk show trasformati in vere e proprie arene, gogne social. L’errore viene amplificato, deformato, trasformato in un caso politico. E agli avversari non resta altro che sfruttarlo a loro uso e consumo.

È successo decine di volte, anche nel recente passato. E succederà ancora. È inevitabile.

Proprio per questo serve una regola semplice: chi non regge l’urto mediatico deve tacere. Non è una punizione, ma una questione di buon senso. Non tutti sono portati per stare ogni giorno davanti a telecamere e taccuini. Non tutti hanno la lucidità necessaria per evitare le trappole, spesso insidiose, della comunicazione politica. E le trappole, sia chiaro, in questa fase saranno ovunque.

Leggi anche:

Domande costruite per far inciampare, polemiche gonfiate ad arte, provocazioni studiate per strappare una frase fuori posto: è il terreno ideale di una campagna politica tesa e incerta. Chi cade in questi meccanismi finisce inevitabilmente per fare un favore agli avversari.

Ed è per queste ragioni che, in politica, il silenzio va considerato una risorsa preziosa, sebbene troppo spesso sottovalutata. Nelle fasi più delicate, è una delle armi più efficaci. Parlare meno significa concedere meno appigli, meno titoli, meno occasioni di attacco.

Perché talvolta non serve occupare in maniera capillare ogni spazio mediatico per il solo gusto di parlare o nel fuorviante tentativo di regalare al prossimo un’immagine autorevole di sé. Non serve commentare ogni polemica. Non serve rispondere a ogni provocazione. Serve controllo.

Se l’obiettivo è arrivare al voto senza porgere su un piatto d’argento invitanti assist agli avversari, la linea da seguire deve essere chiara: pochi portavoce, messaggi chiari e precisi, disciplina assoluta. Tutto il resto è rumore.

E nelle fasi finali di una campagna elettorale il rumore, quasi sempre, aiuta gli avversari. Il silenzio, al contrario, può arrivare a valere anche più di mille dichiarazioni.

Salvatore Di Bartolo, 11 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version