Politico Quotidiano

L’inverno è alle porte, ora Meloni deve preoccuparsi

L'aumento del prezzo del petrolio e del gas impatterà sempre più sulla vita degli italiani. E il governo...

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L’ex ministro della Difesa americano Leon Panetta in un’intervista al Guardian ha detto che “la guerra in Iran si prolungherà per almeno altri sei mesi e rischia di diventare una ‘forever war in Medio oriente’. Non è un mistero che l’Iran e gli Stati Uniti siano in una terribile impasse e che ci siano poche opzioni per mettere fine al conflitto”, ha spiegato Panetta aleggiando l’ipotesi che la guerra diventi come quelle in ‘Iraq e in Afghanistan”. Sono dichiarazioni preoccupanti e che dovrebbero farci allarmare. Anche in Italia.

Per quanto riguarda il nostro Paese, checché ne dicano i tanti fautori del “tanto meglio tanto peggio”, i quali ancora plaudono alla guerra dissennata scatenata da Donald Trump non si sa bene con quale obiettivo, con l’avvicinarsi dell’inverno il problema energetico rischia di metterci letteralmente in mutande. Ciò per il semplice fatto che se gli oleodotti stanno in parte compensando il blocco quasi totale dello stretto di Hormuz, per il gas è tutta un’altra storia.

A differenza del petrolio, infatti, che in parte può contare su pochi oleodotti terrestri alternativi (come quelli in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), il gas naturale liquefatto richiede infrastrutture di rigassificazione e catene di trasporto marittimo rigidamente vincolate. In sostanza, la carenza di gas e gasolio blocca non solo il riscaldamento e l’energia elettrica, ma paralizza la produzione di fertilizzanti e materie prime chimiche fondamentali (incluso l’elio).

Ora, non bisogna aver vinto un Nobel per l’economia per comprendere cosa possa accadere nei prossimi mesi freddi in un sistema Paese basato su una economia di trasformazione quasi del tutto privo di fonti proprie di approvvigionamento energetico. Un Paese nel quale abbiamo le cosiddette forze progressiste che da sempre propongono come alternativa un sonoro No al nucleare civile e alla realizzazione dei sempre più necessari termovalorizzatori, arrivando persino a bloccare la trivellazione per la ricerca del gas in tutti i nostri mari durante il governo giallo-rosso.

Tuttavia, dal momento che i partiti del campo largo si trovano all’opposizione, la patata bollente di una situazione del tutto indipendente dalle scelte dell’esecutivo condotto da Giorgia Meloni non può che ricadere politicamente su chi oggi occupa la stanza dei bottoni.

In sostanza, per quanto si possa comprendere che l’attuale governo non abbia alcuna responsabilità nelle scelte di un presidente che, bisogna avere il coraggio di dirlo, sta diventando la macchietta di sé stesso, quando la micidiale ricaduta dell’aumento del prezzo di petrolio e gas si ripercuoterà ancor più duramente sulle bollette e sui beni di consumo (ritengo che se non si trova uno sbocco alla crisi iraniana passeremo un inverno infernale, creando i presupposti per far scattare la legge non scritta della politica secondo cui quando piove il governo è sempre ladro, favorendo una opposizione a dir poco imbarazzante. Una situazione che nessuno a suo tempo avrebbe mai immaginato e che, nella prospettiva che tutto ciò possa innescare in Italia una prolungata fase recessiva, rischia di mettere in serio pericolo la tenuta finanziaria del sistema Paese.

A questo punto, dobbiamo solo sperare che i geni della Casa Bianca, nella prospettiva di una quasi inevitabile disfatta nelle elezioni di medio termine, trovino il modo per uscire al più presto dal pantano in cui si sono messi, trascinando con sé l’intero Occidente.

Claudio Romiti, 7 settembre 2026

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