“C’è un contenzioso”, “Lo so, ho scritto un parere”, “Sono contento e fiducioso”, “a difendere la Regione c’è un mio collega molto bravo”. Ma è normale, diciamo anche solo opportuno, che un Presidente del Tribunale discuta in questi termini, fuori dalle sedi deputate, un caso politicamente molto scottante come il ricorso contro l’eleggibilità di un politico, e lo faccia proprio col gran costituzionalista che ha difeso le ragioni del suddetto politico, peraltro presente a pochi passi nell’aula magna di una università?
Domanda lecita, risposta un tantino più complicata. Che merita una decina di passi indietro. Siamo in Valle d’Aosta, nella sede dell’Università, dove ieri sera si è tenuto un acceso dibattuto sul Referendum sulla giustizia. Titolo innovativo: “Le ragioni del sì e del no”. Da una parte il vicepresidente Maurizio Basile a difendere le tesi a favore della riforma, dall’altra Enrico Grosso, presidente del Comitato “Giusto dire no”. In mezzo a loro, a moderare la discussione, il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra. Tutto bene, tutto bello. Se non fosse che prima di iniziare il dibattito, e a telecamera di streaming già avviata, il presidente Marra e il professor Grosso si sono messi a discutere di fronte ai microfoni lasciati accesi a loro insaputa. E di cosa hanno parlato? Delle riforme costituzionali? Del campionato di Serie A? Dell’imminente arrivo della primavera? No.
Il fuorionda (che vi mostriamo qui sotto in esclusiva) parla chiaro. Hanno discusso di un caso decisamente critico che tra poco più di un mese, il 22 aprile, arriverà sulla scrivania del Tribunale guidato dallo stesso Marra e che potrebbe portare alla decadenza dell’attuale presidente della regione, Renzo Testolin, e di tutta la sua giunta. Mica pizza e fichi. Eppure loro ne parlano così, come se fossero al bar. Come se il professor Grosso non avesse scritto, e questo è un punto dirimente, un parere pro-vertiate proprio sulla candidabilità del governatore (e del suo vice).
Facciamo allora un altro passo indietro. E torniamo all’ottobre dell’anno scorso quando Renzo Testolin e Luigi Berschy decidono di ricandidarsi per la guida della Valle d’Aosta. C’è un problemino: entrambi hanno già avuto ruoli in Regione e secondo alcuni, causa una legge non proprio chiarissima, non potrebbero ripresentarsi alle urne per sopraggiunto limite di mandati. Questione di lana caprina, che vi risparmiamo. Sappiate però che Testolin prima del voto si era rivolto proprio a Enrico Grosso, il professore oggi presidente del comitato per il No, il quale aveva depositato una relazione in cui sosteneva che invece potevano presentarsi eccome alle elezioni. E così è andata. Testolin ha vinto. E ora dovrà vedersela col ricorso in Tribunale, presentato da Avs, che sarà discusso in aula a fine aprile.
Bene. Se queste sono le premesse, il fuorionda di ieri sera diventa scottante. Passi pure il saluto amichevole tra il presidente di Regione e il presidente del Tribunale. Diverso il discorso per quei cinque minuti in cui Grosso sembra perorare la causa del suo “assistito” di fronte al capo dell’ufficio del Tribunale che dovrà valutarne il destino giuridico. “Lui è il presidente della Regione”, si vede Marra indicare Testolin. “Sì lo so”, risponde Grosso, “ho fatto un parere sulla sua rielezione”. “C’è un contenzioso”, ribatte il giudice. Il quale, invece di fermare l’interlocutore, visto il piccolo conflitto di interessi in corso, si siede e comincia a discutere del delicato caso giudiziario. Di più, dice: “Speriamo, io ho letto solo l’atto introduttivo. Si è rivolto a te quindi, sono contento, cioè sono fiducioso perché, obiettivamente è una causa molto…”. “Secondo me ci sono dubbi sulla giurisdizione”, dichiara l’avvocato. “Quello ce lo siamo visti – replica Marra – la relatrice mi ha fatto vedere la differenza di fondo sulla decadenza che è un diritto soggettivo”. “La domanda è proprio la decadenza. La Regione è difesa da un mio collega abbastanza noto, bravo, che mi ha accennato che è una delle questioni che vuole porre e vuole articolare” osserva il legale. Poi l’audio cala. Grosso “anticipa” qualcosa a Marra che assicura: “Così ce la studiamo, certo”. I due poi discutono della norma “scritta male”, del parere del professore a favore di Tresolin, dei suoi ragionamenti. Addirittura Grosso arriva a suggerire come si debbano interpretare certe norme “in maniera da pregiudicare il meno possibile”, ci sembra di capire, la libertà dell’elettore. Analisi che andrebbero affrontare in aula, con tanto di avvocati delle parti, non durante le pause di un convegno. E soprattutto evitando che il giudice, che dovrebbe dimostrarsi imparziale, si lasci andare a certe considerazioni.
Insomma: tutto normale? Forse no visto che, magicamente, il video della diretta streaming dell’incontro di ieri sera sembra essere misteriosamente scomparso da internet. “Sono rimasta letteralmente basita nel sentire il dialogo che c’è stato al tavolo della conferenza – commenta Chiara Minelli, capogruppo di Avs in Consiglio regionale – su un tema che non c’entrava nulla con il referendum sulla magistratura. È inaccettabile e molto grave che ci sia stato un dialogo riguardo ad una materia delicata in cui il Presidente del Tribunale dovrebbe avere un atteggiamento di totale imparzialità”.
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