Il governo invia altri 500 soldati a Milano, ma c’è un problema. Anzi, un’obiezione. E arriva direttamente dal Quirinale. Dopo due giorni di devastazioni, negozi saccheggiati e scontri con le forze dell’ordine, il governo ha elaborato un nuovo decreto Sicurezza. Peccato che, proprio sulla misura più discussa, quella relativa ai nuovi poteri da attribuire ai militari, gli uffici del Colle abbiano sollevato delle perplessità.
La notizia arriva dall’Ansa, che cita fonti parlamentari: l’obiezione del Quirinale rispetto alle bozze del provvedimento riguarderebbe la possibilità di assegnare ai soldati funzioni di polizia giudiziaria. Il punto non è secondario. Perché è proprio attorno al ruolo dell’Esercito che si è sviluppato il confronto all’interno del governo.
Crosetto vuole dare più poteri ai militari
Facciamo un passo indietro. Dopo gli scontri che hanno sconvolto Milano e la proposta di mandare l’Esercito nelle strade, Matteo Salvini ha annunciato l’arrivo di 500 militari aggiuntivi nel capoluogo lombardo. Una misura presentata come risposta all’emergenza sicurezza. Ma il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sollevato una questione molto concreta: che cosa dovrebbero fare questi soldati una volta arrivati a Milano? Perché una cosa è presidiare una stazione, sorvegliare un edificio sensibile o pattugliare una strada. Un’altra è intervenire durante disordini, danneggiamenti e saccheggi. Ed è qui che Crosetto ha chiesto al governo di intervenire. Secondo quanto dichiarato dal ministro, servirebbero norme che permettano ai militari di agire con poteri analoghi a quelli delle forze di polizia, limitatamente a un periodo di tre mesi, per sostenere Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Insomma, non soltanto più divise per le strade. Ma anche poteri diversi da quelli ordinariamente previsti nell’operazione Strade Sicure.
Il Quirinale solleva l’obiezione
Ed è precisamente su questo punto che si concentra l’interlocuzione con il Quirinale. Secondo quanto riferito dall’Ansa, gli uffici della Presidenza della Repubblica avrebbero sollevato un’obiezione sulla possibilità di attribuire ai militari compiti di polizia giudiziaria. Una distinzione importante. Le funzioni di pubblica sicurezza non coincidono con quelle di polizia giudiziaria, che riguardano anche l’accertamento dei reati e le attività previste dal codice di procedura penale. Per sciogliere i nodi tecnici, a Palazzo Chigi si sono svolte riunioni coordinate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con la partecipazione dei responsabili degli uffici legislativi dei ministeri interessati. Alla fine l’idea di assegnare poteri identici a soldati e poliziotti è saltata dal decreto, come richiesto dal Colle.
Le altre norme del decreto Sicurezza
In ogni caso il provvedimento ha preso forma. Ed è stata la stessa Giorgia Meloni a spiegarne il contenuto in un video: il principio del “chi rompe paga”, il fermo preventivo anche per i minori, la imputabilità anche da 14 anni e una nuova fattispecie di reato. Clicca qui per leggere tutto il contenuto.
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