Nel mezzo di una crisi internazionale sempre più complessa, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene al Senato per fare il punto sugli sviluppi in Medio Oriente e sulle posizioni che l’Italia porterà al prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Il messaggio della premier è netto: l’obiettivo resta la diplomazia, ma senza condizioni minime di sicurezza il negoziato resta impossibile.
«Dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per vedere se e quando dovessero esistere i margini per un ritorno della diplomazia, un obiettivo che però è impossibile sino a quando l’Iran continua con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo», ha spiegato la presidente del Consiglio nel corso delle comunicazioni parlamentari.
Meloni ha ribadito che l’Italia continuerà a sostenere gli sforzi internazionali per evitare un ulteriore allargamento del conflitto, sottolineando anche l’urgenza di proteggere la popolazione civile. «Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Stati Uniti e Israele volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei bambini».
La premier ha collocato la crisi attuale dentro un quadro globale molto più ampio, segnato – a suo dire – dal progressivo indebolimento dell’ordine internazionale. «Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e al venir meno di un ordine mondiale condiviso», ha osservato. Una crisi che, secondo Meloni, ha radici precise: «L’anomalia dell’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha rappresentato un punto di svolta, con conseguenze destabilizzanti che si sono propagate anche in Medio Oriente».
In questo contesto, la premier ha messo in guardia dal rischio nucleare legato al regime iraniano: «Non possiamo accettare un regime degli ayatollah con un’arma nucleare. Segnerebbe la fine del quadro di non proliferazione e avrebbe conseguenze drammatiche sullo scenario internazionale».
E ha aggiunto una riflessione più ampia sul momento storico: «Viviamo in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni. Sarebbe più facile rispondere con slogan e frasi fatte, alimentando la paura dei cittadini, ma sarebbe meno responsabile e più pericoloso».
Sul piano interno, Meloni ha anche voluto rassicurare il Parlamento e l’opinione pubblica sul ruolo dell’Italia nel conflitto. «A oggi non è pervenuta alcuna richiesta di utilizzo delle basi italiane per operazioni diverse da quelle logistiche», ha spiegato, ricordando che eventuali decisioni spetterebbero comunque al Parlamento. E ha ribadito con fermezza la linea del governo: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra».
Infine, la presidente del Consiglio ha lanciato un appello alle opposizioni affinché, di fronte alla crisi internazionale, l’Italia possa presentarsi compatta. «Preferiremmo non affrontare da soli questo momento: è bene che una nazione sappia compattarsi per gli interessi nazionali», ha detto. «Non lo dico per neutralizzare la voce delle opposizioni, ma perché questo momento richiede responsabilità e lucidità». Un invito all’unità che Meloni ha accompagnato con una promessa: «Anche se questo spirito non dovesse essere raccolto, il governo continuerà a rappresentare l’Italia con serietà e abnegazione».
Nel pieno di una crisi che ridisegna gli equilibri globali, la linea di Palazzo Chigi resta dunque quella di una prudente fermezza: sostenere la stabilità internazionale, evitare un coinvolgimento diretto dell’Italia e mantenere aperta, quando possibile, la strada della diplomazia.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).