Politico Quotidiano

“Mi candido”. Sorpresa nella Lega, c’è uno sfidante contro Salvini

Si rimpono gli equilibri alla vigilia del congresso di Milano: "Non siamo un partito di estrema destra". Il Capitano minimizza

Il congresso della Lega doveva essere una passeggiata per Matteo Salvini. Una riconferma praticamente scontata, magari con qualche concessione ai governatori del Nord e una nuova squadra dirigente per mettere tutti d’accordo. Peccato che a dieci giorni dall’appuntamento di Milano sia arrivato Massimo Garavaglia, già ministro del Turismo nel governo Draghi, che e ha deciso di candidarsi alla segreteria del partito.

«C’è un congresso. Sono della Lega e mi candido», ha annunciato Garavaglia all’Ansa. «Non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori». E ancora: «Ci disegnano come di estrema ma non è così. La Lega è la Lega». Garavaglia, come fa ormai da tempo, non si limita a sfidare Salvini ma mette in discussione, almeno implicitamente, l’identità che il Carroccio ha assunto negli ultimi anni. E rilancia quella parola, federalismo, che per una parte dei militanti leghisti non è mai passata di moda.

Il congresso straordinario è in programma il 24 e 25 ottobre a Milano. Fino a poche ore fa, la prospettiva era quella di una riconferma senza avversari per Salvini. Anche su nicolaporro.it, nei giorni scorsi, era stata ricostruita la trattativa interna tra il segretario e l’area nordista: nessuna sfida diretta alla leadership, ma la richiesta di un maggiore peso nelle decisioni del partito.

Adesso lo scenario cambia un po’. Garavaglia è un leghista della vecchia guardia. Classe 1968, laureato alla Bocconi, ha cominciato la propria carriera politica come sindaco di Marcallo con Casone, in provincia di Milano, nel 1999. È entrato in Parlamento nel 2006, è stato assessore regionale al Bilancio nella giunta di Roberto Maroni, viceministro dell’Economia nel primo governo Conte e ministro del Turismo con Mario Draghi. Oggi presiede la commissione Finanze del Senato.

Non a caso, Garavaglia ha raccontato di aver parlato della candidatura anche con il presidente della Lombardia Attilio Fontana. «Certo, è un amico», ha spiegato, aggiungendo però di avere molti amici in tutta Italia. Con due candidati, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, il congresso dovrebbe procedere con uno scrutinio segreto. E questo offrirebbe ai critici di Salvini la possibilità di misurare il proprio consenso senza esporsi pubblicamente. Tradotto: anche se Garavaglia non dovesse vincere, potrebbe comunque ottenere un risultato politico. Perché una cosa è acclamare il segretario uscente senza alternative. Un’altra è scoprire quanti delegati, nel segreto dell’urna, preferiscono un’altra Lega.

E Salvini? Per il momento non sembra intenzionato a drammatizzare. «Bene. Ho convocato un congresso perché ci sia gente che si candidi, che fa proposte, porta idee, presenta mozioni», ha dichiarato il vicepremier da Bruxelles. E ha aggiunto: «Io sono convinto delle mie idee e saranno i militanti a decidere cos’è e cosa sarà la Lega».

Sia chiaro: non ci sono elementi per sostenere che Salvini rischi concretamente di perdere la segreteria. Il peso politico del leader resta considerevole e, al momento, non è noto quanti delegati siano pronti a sostenere lo sfidante. Ma la questione è un’altra. Garavaglia potrebbe trasformare un congresso destinato a certificare la continuità in un appuntamento nel quale discutere davvero il futuro del partito.

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