Sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene per chiarire la procedura e respingere le polemiche politiche che si sono accese nelle ultime ore. Al termine del Consiglio dei ministri sul provvedimento in vista del Primo Maggio, la premier ha ricostruito l’iter del provvedimento, sottolineando come non vi siano state anomalie rispetto alla prassi.
“Non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare rispetto a quello accaduto per le altre 1.245 richieste elaborate in questi anni”, ha spiegato Meloni, ribadendo che “questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso dagli altri, nel rispetto della legge e della prassi”. Parole che puntano a disinnescare i sospetti sollevati sull’origine e sulla gestione della decisione. E che in qualche modo sembrano respingere gli attacchi al ministero di Nordio, scaricando semmai la colpa su Quirinale e Magistratura. Anche perché “il ministero non ha gli strumenti per operare indagini”, ma si “avvale della magistratura” che a sua volta si avvale “della polizia giudiziaria”.
“Da quello che ho ricostruito, Nicole Minnetti presenta una domanda di grazia per il tramite del suo avvocato alla Presidenza della Repubblica. La Presidenza della Repubblica chiaramente a quel punto, come da prassi e come da norma, la invia al Ministero della Giustizia. Il Ministero della Giustizia in prima battuta verifica la correttezza formale della domanda, inoltra la richiesta alla Procura Generale competente, che in questo caso è la Procura Generale di Milano, che chiaramente è competente più di chiunque altro per verificare che ci siano tutte le condizioni, perché le procure dispongono degli strumenti, non il Ministero, perché non è che noi abbiamo la polizia giudiziaria. Queste sono verifiche che chiaramente per legge, per questa ragione, fanno le procure generali. Al termine dell’istruttoria, la Procura Generale trasmette al Ministero della Giustizia il proprio parere, che è favorevole, come voi sapete, e avete letto. E come avviene di prassi, il Ministero della Giustizia si attiene alla valutazione della Procura Generale, confermando il parere favorevole e inviando di nuovo la pratica al Presidente della Repubblica che a sua volta conferma quel parere favorevole, di fatto firmando la grazia”, ha spiegato Meloni. “Dall’inizio di questo governo il Ministero della Giustizia ha ricevuto 1241 domande di grazia e ha trasmesso alle Procure Generali 1045 domande di grazia, salvo quelle che avevano dei vizi di forma. per cui non potevano andare avanti. Di queste migliaia, tornano con parere favorevole poche decine. Quindi, a quel punto, quando tornano indietro con il parere favorevole, il Ministero della Giustizia tende a confermare il parere positivo che gli è pervenuto e la inoltra al Presidente della Repubblica che di solito conferma anche lui quel parere”.
La presidente del Consiglio ha inoltre ammesso di aver appreso inizialmente della vicenda dagli organi di stampa: “Per quello che riguarda l’iter del provvedimento credo sia importante ricostruire come vanno le cose, anche io confesso che ho appreso dalla stampa della grazia e ho chiesto come funzioni la prassi di queste procedure”. Meloni ha spiegato che, dopo la concessione della grazia, sono emersi ulteriori elementi che hanno reso necessari nuovi approfondimenti. “Successivamente sono emersi altri elementi e, sulla base di questi, il Presidente della Repubblica ha chiesto – per il nostro tramite – a chi deve fare le verifiche, cioè alle Procure Generali, di svolgere ulteriori accertamenti. E io sono d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti”.
Occhio alle parole: Mattarella ha chiesto “per nostro tramite” e non “a noi”, ma alla magistratura, di fare ulteriori verifiche. Insomma: se c’è qualcuno con cui dovete prendervela, quello non è il governo. Sollecitata dai cronisti a esprimere un giudizio sull’operato del Quirinale, la premier ha però mantenuto una linea prudente: “Non mi faccia fare il lavoro del Presidente della Repubblica… non è il mio ruolo dire cosa il Presidente della Repubblica dovrebbe fare rispetto alla concessione di una grazia, mi mette in difficoltà”. Infine, Meloni ha escluso conseguenze politiche per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, finito nel mirino dell’opposizione. “Escludo le dimissioni”, ha affermato, aggiungendo di aver già avviato un confronto diretto con il Guardasigilli per ricostruire nel dettaglio la procedura seguita.
Anche il sottosegretario Mantovano ha spiegato bene come stanno le cose. “La Procura Generale ha demandato questi accertamenti alla polizia giudiziaria e agli esiti quello che c’è nel fascicolo lasciava pochi margini alla valutazione del ministro nel momento in cui c’erano solo questi documenti a disposizione”, ha spiegato leggendo sia il decreto della procura meneghina, che sottolineava il “radicale cambiamento di vita” della Minetti, sia la sentenza di accoglimento dell’adozione ratificata dall’Uruguay.
Intanto è tornata a parlare anche la diretta interessata. “Ritengo doveroso intervenire per tutelare la mia persona, la mia famiglia e, soprattutto, mio figlio, gravemente esposti a una indebita e ingiustificata esposizione mediatica”, dice Nicole Minetti tramite i suoi legali, gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra. “Sono state diffuse ricostruzioni false, gravemente lesive della mia reputazione, accompagnate dalla divulgazione di informazioni riguardanti un minore che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere rese pubbliche, in palese violazione dei principi posti a tutela dei minori”. Insomma: gli accertamenti svolti sin qui “hanno dato elementi oggettivi”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


