Politico Quotidiano

“Niente temi tabù”. La leghista Tovaglieri scuote il centrodestra su Pma, adozioni e fine vita

Ai nostri microfoni l'eurodeputata rivendica la libertà di scelta, apre alle donne single e difende la svolta veneta: “Essere dogmatici significa perdere la nostra identità”

tovaglieri lega
Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Negli ultimi mesi il dibattito politico italiano ha registrato un cambio di passo inaspettato su temi etici e di libertà personale, tradizionalmente monopolizzati dalla sinistra. A rompere gli schemi da destra è stata spesso Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega, che ha scelto di metterci la faccia in prima persona. Prima con la rivelazione pubblica di essersi sottoposta al social freezing, rivendicando il diritto alla fertilità e aprendo anche all’accesso alla PMA per le donne single; poi spingendo affinché tutto il centrodestra nazionale adotti l’esempio del Veneto sul fine vita. Tovaglieri si candida così a capofila di una nuova corrente riformista e pragmatica all’interno del Carroccio. Ma come conciliare queste posizioni con la linea conservatrice del partito? L’abbiamo intervistata su questi temi caldi.

Onorevole Tovaglieri, lei ha rotto un tabù raccontando pubblicamente la sua scelta di congelare gli ovociti e chiedendo che lo Stato e le Regioni – a partire dalla Lombardia – sostengano economicamente questa pratica e l’accesso alla PMA anche per le donne single. Non teme che queste posizioni vengano considerate troppo “progressiste” o in contrasto con la difesa della famiglia tradizionale che la Lega ha sempre fatto come un suo architrave valoriale?

Io personalmente non utilizzerei gli ovociti da single. Ma ho detto, e lo ripeto, che aprire un dibattito ampio su questo tema secondo me è doveroso. La famiglia tradizionale è un valore e una cifra distintiva della nostra società, che deve essere tutelata, su questo non si discute. Ma offrire a donne single la possibilità di diventare madri non appena si sentiranno pronte penso che non tolga nulla. Anzi, lo vedo come un atto d’amore per la vita, in forme e modi che i progressi della scienza rendono oggi possibili. Per questo ritengo indispensabile aprire un confronto anche sul tema dell’adozione da parte di donne single. Oggi lo si può fare all’estero ma non in Italia. E a farne le spese sono i minori che restano nelle comunità, senza una famiglia. Ecco perché servirebbe anche una profonda modifica della legge sulle adozioni, che le semplifichi per le coppie ma anche per i single.

Lei ha vissuto sulla sua pelle i costi elevati della crioconservazione e chiede tutele legate all’Isee per le ragazze più giovani. Spesso la destra ha puntato sugli incentivi alla genitorialità immediata e naturale. Investire nel social freezing non rischia di lanciare il messaggio di rimandare la maternità, anziché rimuovere i veri ostacoli lavorativi ed economici che impediscono alle giovani di fare figli oggi?

Una cosa non esclude l’altra. Io ho fatto ricorso a questa pratica ad un’età, 38 anni, ormai già al limite per poterlo fare, ma semplicemente perché prima non ne ero a conoscenza. Favorire l’accesso al social freezing significa rendere possibile questa opportunità alle donne più giovani, che già oggi rimandano la maternità per mille motivi. È un trend culturale che le misure sulla conciliazione e gli incentivi economici possono cercare di fronteggiare ma che non potranno invertire definitivamente, come dimostrano i dati della Scandinavia, dove nonostante un welfare molto sviluppato a favore delle neo-mamme l’età media della prima maternità è arrivata anche lì a trent’anni. Il social freezing è un’opportunità in più per le donne, che non esclude né la maternità tradizionale né la possibilità di continuare a mettere in campo incentivi economici e forme di conciliazione. È un investimento strategico che serve proprio per avere uno strumento in più a disposizione contro la denatalità, che è una delle principali sfide del nostro tempo. Da affrontare in modo pragmatico e non ideologico.

Passiamo a un altro tema incandescente: dopo l’approvazione della legge sul fine vita in Veneto, lei ha esortato l’intero centrodestra a seguire quell’esempio, definendo la misura un atto di coraggio e di buona amministrazione. Tuttavia, a livello nazionale e in altre forze della coalizione, come Fratelli d’Italia, c’è molta resistenza su leggi regionali in materia. Crede che il suo partito debba smarcarsi dal conservatorismo etico della maggioranza di governo su questi temi?

Anche qui, un diritto non esclude l’altro. Il fine vita assistito è una facoltà e credo sia giusto concederla. Ma non deve essere un obbligo: chi non vuole ha tutto il diritto di farsi accudire amorevolmente fino alla fine naturale e, anzi, anche su questo tema, considerato l’allungarsi della vita e l’aumento delle malattie degenerative, è indispensabile che la sanità si adegui per accompagnare i pazienti in maniera dignitosa verso la fine. La libertà di scelta è un valore, deve valere in tutti i campi.
E credo che si debba smettere di tenere in freezer dei temi che fanno parte della vita quotidiana delle persone e delle famiglie solo per paura di affrontarli fino in fondo. Sul fine vita da anni tutte le forze politiche fanno melina per non urtare certe sensibilità, che peraltro sono legittime. Ma la politica non può trasformarsi in un social network in cui si parla solo di quello che “funziona” per l’algoritmo: non siamo influencer, siamo persone che ci mettono la faccia e chiedono il consenso alla gente per prendersi la responsabilità di affrontare e cercare di risolvere i problemi. Il Veneto ha avuto il coraggio di fare un passo che nel centrodestra fino ad oggi nessuno aveva voluto compiere, e di questo è giusto dare merito a Luca Zaia e ad Alberto Stefani. Una discussione nazionale a questo punto non deve essere più tabù, e deve coinvolgere tutti, anche chi vuole tenersene a distanza. Dove porterà non possiamo saperlo.

Social freezing, PMA, fine vita: tre bandiere storiche della sinistra o dei movimenti radicali. Lei sta tracciando la rotta per una nuova “destra riformista e dei diritti civili”. Non pensa che rischino di crearsi lacerazioni profonde all’interno del suo elettorato di riferimento, storicamente più legato a istanze tradizionali, o al contrario crede che la battaglia per i diritti civili possa essere la nuova frontiera per ridare respiro al suo partito in termini elettorali?

È la sinistra che da sempre usa i diritti civili come bandiera ideologica da sventolare, io voglio semplicemente dare delle risposte concrete alle esigenze quotidiane delle persone. Sono domande reali che non vanno trascurate. Dopo essermi esposta sul tema del social freezing ho ricevuto pubblicamente delle critiche ma anche tanti messaggi di sostegno e apprezzamento, anche da persone apparentemente “insospettabili” su questo fronte. E anche da tante donne cattoliche e di destra, che ci votano perché siamo gli unici ad avere come priorità la sicurezza ma che si stanno informando sull’opportunità di ricorrere al social freezing. La società cambia, i bisogni e le necessità delle persone cambiano, e ci si trova in queste situazioni sempre più spesso e troppo spesso senza sapere come comportarsi o con chi parlarne. L’errore più grave che può fare la politica è quello di fare finta che queste esigenze non esistano solo perché non sono elettoralmente convenienti. Non mi interessa tracciare una rotta: sono una semplice europarlamentare che vive in mezzo alla gente, nelle piazze dei gazebo e sulle tavolate delle feste di partito e di quartiere, e che raccoglie le istanze e le trasforma in battaglie politiche. A 360 gradi.

Dopo queste uscite sul social freezing e sul fine vita, possiamo aspettarci aperture da parte sua anche su altri tabù storici della destra, come le unioni civili o la legalizzazione delle droghe leggere? Temi rispetto ai quali la Lega è sempre stata rigidamente contraria, ma che, alla luce di questa nuova linea riformista, potrebbero essere discussi per intercettare un elettorato più laico e moderno?

Personalmente, sono favorevole ad una regolamentazione delle unioni civili ma resto contraria alla legalizzazione delle droghe leggere. Questo non significa che su questi temi non si possa aprire un dibattito anche all’interno del mio partito o della coalizione di centrodestra. Il tema non è intercettare un certo tipo di elettorato, ma le istanze che arrivano dall’elettorato. La Lega è il partito più “vecchio” in Parlamento perché ha sempre avuto un radicamento sul territorio e nei ceti produttivi e popolari che le ha consentito di intercettare gli umori e il “sentiment” della gente comune prima degli altri. Questo dobbiamo continuare a fare: non ci possono essere temi tabù per la Lega, se diventiamo dogmatici perdiamo la nostra identità di movimento di popolo.

Viste le sue recenti prese di posizione molto pragmatiche e progressiste – che guardano con favore all’autonomia e alle aperture moderate della “linea veneta” – e considerando le frizioni sotterranee sulla gestione del partito: politicamente e ideologicamente oggi si sente più vicina alla Lega di Matteo Salvini, tradizionalmente nazionalista e conservatrice, o alla Lega di Luca Zaia, più istituzionale, riformista e vicina alle istanze dei territori?

Io mi sento vicina alla Lega, che è una e che deve essere capace di tenere insieme queste due anime. Siamo un grande partito che solo sette anni fa è riuscito a intercettare il consenso di oltre un terzo dell’elettorato, il 34% delle Europee del 2019: significa che siamo stati in grado di rappresentare diverse sensibilità politiche, ideologiche e territoriali con un messaggio efficace e coerente. Perché chiedere più sicurezza nelle nostre città e politiche di remigrazione per chi non si integra dovrebbe essere in contrapposizione con l’autonomia differenziata delle regioni, con il federalismo fiscale o con le politiche di tenuta dei conti pubblici di Giorgetti? L’errore più grande che possiamo fare è quello di dividerci invece che trovare la sintesi. Il nostro DNA è da sempre quello di un partito di lotta e di governo: se ce lo dimentichiamo, perdiamo la nostra identità.

Salvatore Di Bartolo, 11 settembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Report? No, rapporti - Vignetta del 11/09/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Report? No, rapporti

Vignetta del 11/09/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni