Correva l’anno 2010, quando una tragica e inattesa frana dilaniò un piccolo centro montano completamente immerso nel territorio del Parco regionale dei Nebrodi, San Fratello, causando dolore, distruzione e più di mille sfollati (quasi un terzo della locale popolazione), tra cui lo stesso scrivente.
Sedici anni dopo, il dramma sembra ripetersi con maggior violenza ed impeto in quel di Niscemi, altro comune siciliano letteralmente devastato dalla forza dirompente di un evento franoso esteso per oltre 4 km che ha già costretto oltre 1500 persone ad abbandonare forzatamente la propria abitazione.
E mentre la catastrofe distrugge in un baleno tutte le certezze dei niscemesi, c’è persino chi, con un coraggio barbaro e un cinismo impareggiabile, non perde l’occasione per spostare sfrontatamente la partita sul terreno della politica nell’intento di lucrare elettoralmente sul dramma di un’intera comunità.
Il copione è sempre il medesimo, ormai abbondantemente noto e ampiamente consolidato. Per mere finalità elettorali, le opposizioni si scagliano veementemente contro i rappresentanti dell’esecutivo, chiedono conto dell’immane tragedia direttamente al Presidente del Consiglio, da ore ingiustificatamente bersaglio delle feroci critiche e delle fumose illazioni dei leader delle forze politiche di centrosinistra.
Contestualmente, si invocano a gran voce le dimissioni di Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e già governatore siciliano, anch’egli additato come principale responsabile dell’accaduto, e si tenta altresì di affossare l’ambizioso progetto che prevede la costruzione del Ponte sullo Stretto, innalzato dalle italiche sinistre a simbolo di malgoverno, corruttela e inutile sperpero di risorse. Insomma, becera polemica politica. Nulla di più.
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Esattamente ciò che non serve in questo preciso momento alla causa niscemese. E non già per un mero tentativo finalizzato a una ricerca di impunità o all’occultamento di eventuali responsabilità su cui inevitabilmente occorrerà far luce. Per quello ci sarà senz’altro modo e tempo.
Adesso, la vera priorità è un’altra: intervenire con prontezza ed efficacia sul territorio per restituire dignità e certezze alla martoriata comunità niscemese. Mettendo da parte lo scontro politico, le sterili dispute ideologiche e le immancabili polemiche di rito. Perché, sia chiaro, non è tramite volgarissime pratiche di sciacallaggio che si fornisce supporto a Niscemi.
E non bastano certo simili esercizi retorici, peraltro cinicamente applicati al dramma di un’intera comunità, per risollevarsi elettoralmente e risalire la china nei sondaggi. Per quello ci vuole ben altro. A cominciare da un briciolo di sincera solidarietà e di rispetto, oggi senz’altro più utili di qualsivoglia forma di polemica.
Salvatore di Bartolo, 31 gennaio 2026
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