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Non ci credo: il “voltagabbana” Conte dice che era contro l’obbligo vaccinale

L'ex premier torna in tv e cambia nuovamente versione sulla sua gestione del Covid e dell'obbligo vaccinale

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Che un politico, ogni politico, menta come respira lo sappiamo, fa parte della “mission” e non ci scandalizza, ma che possa mentire anche in apnea non ci scandalizza ma ci fa abbastanza repulsione. Conte è uno, mettiamola così, dalle verità cubiste, non per niente è 5 stelle, e quando arriva a dare la colpa alla Meloni dei suoi disastri bonus, ma è solo un esempio fra millanta che tutta notte canta, non fa che essere quello che è, non fa che raggiungersi, nietzchianamente, e figuriamoci se ci sorprende.

Se però arriva a mentire su faccende che stanno nella nostra carne, nel nostro sangue, e chi scrive ne sa qualcosa, allora sì che ci induce un sentimento non nuevo, al contrario certificato, confermato, di insofferenza, di rigetto, e sto facendo una fatica boia per andar di eufemismo, per non trascendere perché tra i pessimi vizi e vezzi del potere c’è, ultimamente, anche quello di provocare per poi erogare querele temerarie in nome della libertà d’informazione allo scopo di far cassa.

E i 5 stelle a questo gioco non sono secondi a nessuno, anzi è l’unica cosa che sanno davvero fare, a qualsiasi titolo. Ora, Conte con le sue memorie e verità cubiste non può venire a dire che lui con le chiusure e gli obblighi vaccinali non c’entra niente. Non può decentemente e neppure indecentemente.

Non può proprio, non può uscirsene che era addirittura contro l’obbligo vaccinale. Adesso lui si arrampica su chissà quali vetri, scarica su Draghi, su Mattarella, e va bene che non ha mai avuto problemi con la faccia tosta, altro che “voglio essere onesto”, che è il mantra di tutti i paragnosti, però c’è un limite e questo limite è dato dalle orecchie.

Ci sono i video, col sonoro, di Conte 1 e 2, e poi, a distanza di anni, di Conte 3. E questi video, che tutti possono cercare, trovare, perché vivaddio la rete ha memoria magari stupida ma catafratta alle paraculaggini, questi video si possono riassumere come segue: Conte 1 e 2, 3 settembre 2021, al giornale di casa, il Fatto Quotidiano: “Vaccini? Dobbiamo spingere per l’obbligatorietà”. Conte 3, 27 giugno 2025, a “la Verità”. Ero contrario all’obbligo vaccinale per il Covid”.

Quanto a dire che le tre verità di Conte, non di Kurosawa e neanche di Battisti, ripetute ultimamente non sono inedite, hanno già un anno: e già allora, bocca mia taci. Ha un bel coraggio, questo, a venire a dire che fosse stato per lui mai e poi mai: cosa crede, che il vaccino ci ha inscemeniti tutti al punto da non ricordare le sue arroganze, “questo ve lo concedo, questo non ve lo permetto”?

Le conferenze stampa a guisa di reality con la regia di Casalino, che resteranno agli annali della Repubblica per un livello mai più toccato, e speriamo irripetibile, di arroganza, cialtronaggine, i mammasantissima che ridevano, prendevano in giro, si lasciavano le mascherine penzolanti sul muso, per dire noi possiamo, noi ne facciamo a meno a misura che le imponiamo a voi? I dpcm fuori dalla Costituzione che ogni giorno allargavano il perimetro della repressione incostituzionale? Fu un festival del tetro regime, con le “facce granduignolesche del potere” ebbre quanto confuse, incapaci, inette sul da farsi, come poi ampiamente ammesso a tempo scaduto: tutte quelle facce istituzionali a sfilare davanti a tribunali ministeriali prima e commissione Covid poi, col solito ritornello: eravamo terrorizzati, schiacciati, nessuno sapeva cosa fare, nel dubbio abbiamo chiuso tutto, vietato tutto.

Che già fu aberrante; ma poi il modo, quell’accanirsi, quel vantarsi della prepotenza, quel drogarsi della violenza di Stato, quell’irridere chi osava, quasi nessuno, difendere i residui dello Stato di diritto e di una libertà di scelta che significava assunzione di responsabilità, quell’inneggiare a modelli cinesi, totalitari, quel mandare la sbirraglia a picchiare, a inseguire (molti agenti poi ne avrebbero avuto vergogna), quell’emanare ordini e veti deliranti, il caffè in piedi sì, seduti no, fino alle 6 di sera sì, dopo no, uscire di casa sì “ma solo per andare a trovare amici veri”, la sagra della follia e della vergogna è infinita (chi scrive ci ha fatto 4 libri nel tempo della sua malattia) e nessuno ha mai chiesto scusa.

Alcuni, più precisi, più memori, e dolorosamente memori, ricordano perfino l’ammissione di Conte, 1,2,3, al tribunale dei ministri: “Credevo [i cittadini] si sarebbero ribellati [per quanto erano insostenibili e assurde quelle misure], invece mi accorsi che accettavano tutto, non succedeva niente, perché erano terrorizzati”.

Non esattamente erano: ci avevate terrorizzati, perché quella era l’unica strategia: “Non date messaggi positivi, bisogna terrorizzarli” diceva Speranza, il ministro sanitario di Conte. E tutto pareva provenire da lontano, da molto lontano: perché, invece di mentire per la gola, Conte non ci esclude una volta per tutte che quelle misure di stampo cinese gli arrivavano effettivamente da Pechino, sul tavolo di palazzo Chigi, ogni mattina? Alcuni lo dissero, lo insinuarono all’epoca: mai smentiti, e che i 5 Stelle siano filogovernativi con tutte le dittature, cinese, iraniana, venezuelana, gazawa, fino alla democrazia alternativa di Putin, non è un mistero neanche per gli sciocchi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e nel sangue e nella carne, e questa resta la peggiore tragedia civile, sociale e di Stato per lo meno dell’epoca formalmente democratica, il che significa nell’arco di un secolo.

È difficile, per uno nella posizione di chi scrive, uno che sia pure obtorto collo ascoltò quelle facce grandguignolesche, e ne ebbe da pentirsi amaramente, è difficile sentire una tale faccia tosta, faccia da Conte, e stare calmo: tu, tu eri contro l’obbligo vaccinale? Davvero non c’è più ritegno dalla politica, il dire e disdire di cui parlava Giorgio Bocca venti anni fa oggi più che superato è travolto dal dire e negare, in una sorta di (scarsissima) intelligenza artificiale per cui ciò che è reale non esiste e ciò che è falso è l’unica verità.

O, come dicevano quelle belle personcine del WEF, casualmente le stesse dei trattenimenti del filantropo Epstein, “esiste una sola verità ed è la narrazione ed è nostra”. Questo non si esaurisce con le verità cubiste di Conte, sta a dimensione di tragico globale, rispecchia un andazzo che non ha più decenza, più ritegno, che è oltre la menzogna. Un costume sovietico per cui la realtà la stabilisce il potere ed è autentica quanto più è irreale.

Dal che si ritorna ancora a Kafka, “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché, senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”. O a Berja, “tu mi porti il colpevole, io ti trovo l’accusa”. Mentre Conte per primo ci sbatteva tutti in cattività, gli zeloti ci spiegavano che la democrazia era un crimine, la libertà una vergogna. Adesso ci stanno riprovando (ci riproveranno sempre). E Conte viene a dirci che lui, lui che era capo del governo, non c’entrava, che fu costretto. Da chi?

Max Del Papa, 17 maggio 2026

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