Politico Quotidiano

Perché Matteo Renzi non ha ancora detto come voterà

Questo silenzio non è prudenza. Ma tergiversazione elevata a sistema. La sua posizione risulta quasi geometrica nella sua inutilità

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Ci sono uomini che nella storia si ricordano per ciò che hanno fatto. E uomini che si ricorderanno per ciò che, nel momento decisivo, si sono ostinati a non dire. Matteo Renzi appartiene, su questo referendum, alla seconda categoria. Il voto è fissato per il 22 e 23 marzo 2026. Mancano nove giorni. Matteo Renzi non ha ancora detto come voterà.

Questo silenzio non è prudenza. È tergiversazione elevata a sistema. Renzi ha firmato i referendum sulla giustizia nel 2021, ha votato “cinque Sì” nel 2022, ha tuonato contro l’ANM e il CSM politicizzato per anni con la foga del tribuno, ha bollato il giustizialismo come “la vera malattia della sinistra italiana.” Coerenza vorrebbe che il 22 marzo mettesse una croce sul SÌ senza bisogno di suspense. Invece no: la riforma viene liquidata come “riformicchia” e ai suoi elettori viene concessa la cosiddetta “libertà di coscienza.” Nobile eufemismo per celare un caustico : “arrangiatevi”.

Nel frattempo, i “suoi” si sono mossi. Roberto Giachetti e Raffaella Paita si sono espressi per il SI prendendo posizione. Cosa aspetta Renzi?

Su diMartedì, il 4 marzo, Floris gli ha chiesto se avesse voglia di votare SÌ “per colpire il governo Meloni”. Risposta sinuosa, nessun impegno.

Il 13 marzo su Sky TG24: “Non dico per chi voto”.

Il 10 marzo sul caso Bartolozzi: ironia su Meloni, citazione di Sanremo, zero chiarezza sul voto. Un protervo campione del non-detto.

L’abduzione più plausibile è questa: Renzi sa benissimo che il SÌ è giusto, ma teme che votarlo suoni come un favore a Meloni. Dunque si immobilizza, vittima del suo stesso schema tattico. Il risultato è un anticlimax patetico: l’uomo che si è sempre vantato del coraggio delle scelte, che ha governato senza maggioranza, che ha fatto cadere governi con un tweet, adesso non riesce a dire come vota su un referendum che lui stesso ha contribuito a rendere possibile.

Nel 2025 ha votato la riforma in Aula astenendosi, insieme ai sette senatori di Italia Viva. Astensione. Non SÌ, non NO. Una posizione talmente equidistante da risultare quasi geometrica nella sua inutilità.

Giulio Galetti, 16 marzo 2026

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