
Piove, governo ladro. Ancora un passo e la tragedia di Niscemi, vecchia di secoli, verrà messa sul conto di Giorgia Meloni e del suo governo. Quando tremila anni fa i primi uomini uomini si insediarono su quella collina certo non potevano sapere della sua fragilità; quando dal Settecento in poi numerosi e violenti terremoti la sconvolsero a ripetizione forse qualcuno poteva capire che non era il caso di insistere nell’urbanizzarla.
Niente, come spesso accade al Sud tutto è continuato come se nulla fosse anche perché, dal Novecento in poi il borgo diventò quartier generale della mafia – per due volte, nel 1992 e nel 2023, fu commissariata per infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale – che tra le sue fila non ha geologi e neppure urbanisti.
Cosa intendo? Che la situazione disperata di Niscemi non solo non è figlia di questo governo, ma neppure della natura maligna. È figlia della mentalità mafiosa che ha dominato l’isola e che ancora insiste, è figlia di un Mezzogiorno che non ha saputo e forse neppure voluto ribellarsi al giogo criminale.
Adesso toccherà allo Stato, non alla mafia, pagare il conto. Una montagna di soldi per picchettare una montagna di terra che mai avrebbe dovuto essere abitata, non certo in quel modo. È proprio vero: in Italia esiste una questione meridionale: il sud lottizza più o meno abusivamente anche zone a rischio, gli altri pagano.
Alessandro Sallusti, 29 gennaio 2026
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