
Non abbiamo tempo per fare una bibliografia dettagliata, ma voi, come noi, ricorderete le montagne di articoli, i numerosi editoriali, le tante pubblicazioni e le ore di trasmissione tv che i grandi pensatori della sinistra hanno dedicato al tema del “populismo”. Ovviamente inteso in senso negativo: visto che ieri Salvini prosperava, e oggi Meloni, visto che nel mondo i “populisti” crescevano nei sondaggi, erano tutti lì a spiegarci che questo nuovo virus altro non era che una sorta di tentazione fascista sotto mentite spoglie.
Ancora oggi questo pregiudizio anti-populista non ha abbandonato certi lidi. Cito solo due esempi, recenti: un annetto fa Walter Veltroni sosteneva a DiMartedì, ma pure da Fabio Fazio (e dove, sennò?), che «il populismo è il vero male del popolo». E non dimentichiamo che Antonio Scurati ha, da pochi mesi, mandato alle stampe «una riflessione illuminata sul profilo dei veri eredi» del Duce, dal titolo Fascismo e populismo.
Per questo siamo rimasti a bocca aperta quando ieri un altro santo del pantheon degli intellettuali chic, Corrado Augias, ha chiesto indirettamente a Elly Schlein di fare ciò che i suoi colleghi considerano il male assoluto. Ovvero essere un po’ più populista. Cito testuale: «Davanti a quello che succede, come per esempio il capotreno massacrato di botte o il ragazzo accoltellato… sono fatti che suscitano una profonda indignazione. La destra è capace di cavalcare questa indignazione con semplicità, la sinistra invece non è capace: prigioniera del suo pensiero complesso, dice che il problema è un altro. Però intanto bisognerebbe intercettare quel sentimento di indignazione perché, sennò, ti distacchi dalla sensibilità comune del Paese». Cioè dalla pancia. «La situazione è cambiata: molte persone perbene hanno paura, e la paura è una tremenda consigliera che la destra è capace di catturare e la sinistra no».
Augias ci perdonerà se tentiamo una sintesi brutale: l’opposizione, invece di pettinare le bambole, dovrebbe essere un po’ più populista e «intercettare il sentimento di indignazione» del popolo. Ci hanno messo un po’, ma ci sono arrivati.
Giuseppe De Lorenzo, 21 gennaio 2026
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