Pubblicati gli atti: ecco perché Salis ha conservato l’immunità

Il Parlamento Europeo ha reso pubbliche le motivazioni a favore dell'esponente di Avs e contro le richieste dell'Ungheria. Lei come Craxi

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Il caso di Ilaria Salis torna al centro del dibattito europeo dopo la decisione del Parlamento Ue di confermare la sua immunità parlamentare, una scelta destinata a incidere direttamente sul procedimento giudiziario aperto in Ungheria. Secondo quanto riferito dall’Adnkronos, l’Aula di Strasburgo lo scorso 7 ottobre ha ritenuto sussistenti elementi tali da giustificare la tutela della parlamentare, respingendo di fatto la richiesta di revoca avanzata da Budapest. Il tutto per un solo voto di scarto.

Alla base della decisione c’è il cosiddetto “fumus persecutionis”, ovvero il sospetto che l’azione giudiziaria possa essere stata influenzata da motivazioni politiche. Nelle motivazioni si sottolinea come vi siano “elementi concreti” che farebbero pensare a un intento di pregiudicare l’attività politica dell’eurodeputata, eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra. “Sembrerebbe (…),- si legge – in questo caso, che si possa presupporre la sussistenza del fumus persecutionis, vale a dire ‘elementi concreti’ dai quali si evince che l’intento alla base del procedimento giudiziario in questione è quello di recare pregiudizio all’attività politica di Ilaria Salis in qualità di deputata al Parlamento Europeo”.

Il Parlamento europeo ha inoltre chiarito un punto chiave: l’immunità non rappresenta un privilegio personale, ma uno strumento a tutela dell’indipendenza dell’istituzione e dei suoi membri. Pur riconoscendo che i fatti contestati non riguardano direttamente opinioni o voti espressi nell’esercizio del mandato, l’Eurocamera ha ritenuto prevalente l’esigenza di garantire il libero svolgimento dell’attività parlamentare. “Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – si legge – il Parlamento dispone di ‘un ampio potere discrezionale in ordine all’orientamento che intende attribuire alla decisione che fa seguito a una domanda di revoca dell’immunità, in considerazione del carattere politico che riveste una tale decisione'”.

Il Parlamento ha riconosciuto che Salis – secondo le accuse ungheresi – avrebbe preso parte alle contro-manifestazioni antinaziste il 10 e l’11 febbraio del 2023. Ma ha fatto notare che, stranamente, per gli scontri di quei giorni in occasione delle Giornate dell’Onore, solo tre antifascisti vennero arrestati e nessun militante di estrema destra nonostante le cronache di quei giorni riportassero episodi di violenza anche da parte loro. “Pertanto, sembrano esservi dubbi – si legge – che non è stato possibile dissipare in merito alle informazioni ricevute; che l’obiettivo alla base del procedimento e della conseguente richiesta sembra pertanto essere quello di mettere a tacere Ilaria Salis a causa delle sue opinioni politiche e del suo attivismo di lunga data, in particolare nell’opporsi alla commemorazione neonazista autorizzata ogni anno a Budapest, elementi che sono anche alla base del suo impegno e della sua attività politica in qualità di deputata al Parlamento Europeo”.

Le conseguenze della decisione sono immediate sul piano giudiziario. Come riportato ancora dall’Adnkronos, il tribunale di Budapest ha preso atto della conferma dell’immunità e ha disposto la chiusura del procedimento a carico di Salis, almeno nelle condizioni attuali. Tuttavia, la vicenda non può dirsi definitivamente conclusa: il processo potrebbe essere riaperto qualora venissero meno le garanzie parlamentari.

La storia giudiziaria dell’eurodeputata risale al febbraio 2023, quando fu arrestata nella capitale ungherese con l’accusa di aver partecipato all’aggressione di alcuni militanti neonazisti. Da allora il caso ha assunto una dimensione politica sempre più marcata, diventando terreno di scontro tra Budapest e le istituzioni europee.

L’elezione al Parlamento europeo nel 2024 ha rappresentato un punto di svolta, consentendo a Salis di ottenere la liberazione e di rientrare in Italia grazie all’immunità. Da quel momento, il confronto si è spostato sul piano istituzionale, con l’Ungheria determinata a proseguire l’azione giudiziaria e l’Eurocamera chiamata a valutare la legittimità della richiesta.

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