
Scusate se torniamo a parlare di Nicola Gratteri, il procuratore della repubblica che accusa chi voterà Si al referendum sulla giustizia di stare dalle parte degli indagati, dei corrotti e dei massoni facenti parti di logge deviate. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è chiesto se non fosse il caso di sottoporre il procuratore a un test psichiatrico, mi permetto di aggiungere che anche un test antidoping potrebbe aver un suo perché.
A difendere la sanità mentale di Gratteri è rimasto ormai solo Marco Travaglio, che con le sue supercazzole sulla necessità di votare No alla riforma sta facendo in realtà una formidabile campagna elettorale per il Sì. Travaglio ha un grande talento: tutto ciò che tocca va a gambe all’aria, chiedere al pm Ingroia, al super procuratore Davigo (finito condannato per ben cinque volte), a Giuseppe Conte passato in men che non si dica da premier a comparsa della politica italiana.
Quello che Travaglio non vi dirà mai di Gratteri è scritto in una sentenza della Cassazione datata 20 marzo 2019 in cui si chiede l’annullamento dell’obbligo di dimora, scagionandolo da tutte le accuse, dell’allora governatore della Calabria Pd Mario Oliverio, perseguitato, è il caso di dirlo dall’eroe Gratteri. Nelle motivazioni si legge che “il quadro indiziario sconti una contraddizione di fondo” e che “la chiave di lettura delle conversazioni muove dal chiaro pregiudizio accusatorio“. Il 4 gennaio 2021, in rito abbreviato, Oliverio viene assolto dalle accuse di corruzione e abuso d’ufficio perché “il fatto non sussiste”. Questo è Gratteri, uno che – dicono i magistrati in sentenza – indaga e arresta “per pregiudizio”. Uno così non poteva che essere amico di Marco Travaglio, come con Ingroia, Davigo e Conte, Dio li fa poi li accoppia.
Alessandro Sallusti, 14 febbraio 2026
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