Politico Quotidiano

Questa non fa ridere: Giovanni ha pescato una str***

Il comico di Aldo e Giacomo dichiara il suo NO al referendum sulla giustizia sparando una bufala

giovanni storti sulla riforma
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Questa maledizione, non solo italiana, particolarmente italiana, di salire in cattedra su tutto, specie le cose che si ignorano del tutto, banalizzandole, risolvendole in gioco, coprendosi di ridicolo, comici, cantanti, scienziati, specialmente comici, che fanno ridere loro malgrado, ma almeno, per una volta, tornano a divertire. Sarà che, come disse una volta Giovanni Sartori, politologo sommo, e la disse a chi scrive, “saper fare qualcosa non significa saper fare tutto, anzi di solito è il contrario: così fanno danni anche seri”, e lo diceva per tutti tranne per lui, che aveva 35 lauree ad honorem oltre a quelle prese sul campo, e una gigantografia di se stesso nel monolocale di vicolo del Malpasso, a Roma (“Le piace? Io trovo faccia al caso mio”). Ma lui poteva. Lui davvero era grande. “Un forte”, come gli disse una volta uno all’aeroporto di Madrid (all’uscita del giornale lo trovai scorretto in “uno forte”: era una testatina di estrema sinistra dove più erano analfabeti e più si ritenevano colti).

Adesso c’è un altro Giovanni, Storti, che diverte suo malgrado, però dispera, fa cascare le braccia per tacere d’altro, fa un video, dove, molto maturo, spiega le sue ragioni ovviamente per il fatidico NO (non c’è più bisogno di precisare, dettagliare: se è NO, è NO, come nella campagna femminista antistupro della Mannoia, un’altra tuttosapiente che te la raccomando, dice SI’ solo al Pidì). Le ragioni Storte sarebbero che se fai il sorteggio per i comici, viene fuori un film di merda. Chi lo sa, poi. Delle volte invece va meglio… Giovanni nostro sembra ignorare, tra molte cose, la controversa lezione del realismo che usava “attori di strada”, presi a caso, e gli esempi sono innumerevoli, se li vedesse su Wikipedia, e che poi trasumanava, in parte, per Pasolini fino ad arrivare al brutalismo iperrealista dei “tossici”, come il “maledetto” Caligari.

Va beh, non ci allarghiamo. Storti, ovviamente ripreso con accenti salvifici dalla congrega giornalistica di sinistra, StampaRepubblica, non si sa ancora per quanto visto che sta finendo come l’auto elettrica di Stellantis, userebbe l’ironia: “Perché scegliere gli attori? Ma estraiamoli a sorte tra le migliaia che ci sono in Italia…”. E già qui ogni considerazione, ogni impulso a rispondergli, crolla. Diventa avvilente. Perché lo fai, Storti? Per istinto? Presunzione? Visibilità? Militanza organizzata? Perché sì? Perché Pd? Se no non lavori più, come, in camera caritatis, confessano in tanti? Ma lui da un pezzo si è convertito al naturalismo hard, sembra Linneo, parla coi semi, dialoga con gli ortaggi (da cui, forse, certe posizioni su temi più impegnativi). Come la fruttariana con le treccine di Notthing Hill che piangeva: “Queste carote sono state ammazzate!”. “Oh, povere carote”.

E quinci il mar da lungi e quindi il monte di cazzate: perché tutti debbono sparare ai passeri con la lupara? Perché tutti aprono bocca, o tastiera, e giù a sfinirsi senza prendersi la briga di capirci qualcosa, anche un minimo sindacale? E niente: quel dannatissimo piacere di poter dire, ma ci sono anch’io, ah, se gliele ho cantate chiare, e siccome sono un artista, a me mi ascoltano di più, io sono surreale, geniale, particolare, come Totò, come Petrolini, come Sordi (che però si faceva, saggiamente, li cazzi sua), eccetera. Stavo per dire anche come Woody Allen, ma recentemente è finito un po’ in disgrazia, chi l’avrebbe mai detto.

Già che c’era, poteva dir qualcosa anche sugli Svizzeri, vecchio cavallo di battaglia. Con tutto quello che sta succedendo là. No, si concentra su temi alti, cucina uno sformato di riforma. I commenti sotto l’intemerata Storta non sono molto indulgenti, et pour cause: lo chiamano “illustre costituzionalista” e questo sì che è ironico, ma la replica più diffusa e più spietata, e anche scontata, è “Non fai più ridere da anni”. Va beh, dai. Poi c’è Osho, Federico Palmaroli, che invece resiste alla tentazione di demolirlo con una battuta, e aveva porta vuota su rigore, e risponde in termini tecnici: “Falso. I membri laici del Csm non li sceglierà il governo ma il parlamento. Come avviene ora. Solo che con la riforma saranno solo indicati in una lista dal parlamento e poi sorteggiati. Capisco fare un video ironico ma almeno che sia verosimile”.

E forse il maggior sarcasmo possibile sta qui, mostrare, o fingere, di prendere seriamente uno che dice un sacco di fregnacce, per mortificarle meglio. Il fatto è che del merito, ai pappagalli, non importa una carota secca: loro ripetono a istinto, gli hanno detto che “se vince il SI’ è la fine del mondo” e quelli cominciano a rotolarsi in terra. O a fare i video “ironici”. Storti di tutto il mondo, unitevi nella propaganda sgangherata, il fatto che una riforma possa o debba avere un qualche senso, quale che sia, non sfiora nessuno. Come sempre il Paese isterico si polarizza, poi se è un parlar con le rape, va bene lo stesso. Se serve fare un video da dodicenni alle viste dei 70, che gli fa? E così volano deliranti accuse (e controaccuse, purtroppo) di mafiosi, ladri, assassini se uno vota dalla parte sbagliata. Aveva ragione Lou Reed: “Ma com’è che ogni volta che metto piede in Italia siete sempre lì tutti a litigare su tutto?”.

Ed era Lou, non proprio uno tenero, uno accomodante. Comici, cantanti, guitti, dritti, tutti che si spendono su tutto e dicono ai giornalisti: ma te che cazzo ne sai? Comunque, concludendo, quella di giostrare sul sorteggio per ridicolizzarlo sta diventando una mania, un cliché, anche il fisico Parisi, il Nobel che cuoce gli spaghetti nell’acqua fredda, spende le stesse ragioni: eh, se scegliamo a caso gli scienziati? Il Nobel Parisi ragiona come Giovannino che parla con le carote: tutto si tiene, nel meraviglioso mondo di sinistra.

Max Del Papa, 21 febbraio 2026

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