Questi finti partigiani fanno schifo

Una ricorrenza nata per unire trasformata in simbolo di divisione e intolleranza

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25 aprile partigiani

Ieri abbiamo avuto la dimostrazione pratica che la Festa della Liberazione è irreversibilmente diventata la festa dell’estrema sinistra.
Violenze, aggressioni e prevaricazioni sono anno dopo anno l’unica cosa che rimane nell’immaginario collettivo della popolazione la mattina del 26 aprile. E il dato triste è che, col tempo, gli estremisti di sinistra stanno alzando l’asticella sempre più.

Il 25 Aprile dovrebbe celebrare la fine dell’occupazione nazifascista, la vittoria della democrazia, la liberazione avvenuta grazie al coraggio di tante vite e grazie alla difesa di nobili ideali, non grazie ai comunisti. Questa festa rappresenta il ricordo di un momento in cui tantissimi uomini e donne, seppur con diverse sensibilità politiche, contribuirono a cacciare l’oppressore e a porre le basi della Repubblica. Eppure, negli ultimi anni, questa ricorrenza si è trasformata progressivamente in una manifestazione di parte, monopolizzata da cortei dell’estrema sinistra, spesso caratterizzati da intolleranza verso chi non condivide la narrazione rossa.

Immagini e racconti degli ultimi cortei documentano un pattern purtroppo ricorrente, sublimatosi nelle manifestazioni del 25 aprile 2026, che potremmo definire il grande capolavoro dei compagni. Una carrellata di schifezze nelle piazze di tutto lo stivale tale per cui si dovrebbe scrivere un romanzo in modo da citarle tutte con dovizia. Cortei che si arrogano il diritto di decidere chi può partecipare e chi no, bandiere vietate o strappate, persone aggredite solo perché, anche se difendono la Liberazione, non si professano comuniste.

A Milano poi, la Brigata ebraica (nonostante quello che fu il suo contributo enorme nella lotta partigiana) è stata aggredita e fatta uscire dal corteo, tra insulti e tensioni alimentate da gruppi antagonisti e pro-Palestina. A donne e bambini di origini ebraiche alcuni attivisti avrebbero detto che sono solo “delle saponette mancate”. Questo è il livello raggiunto.

A Roma i radicali sono stati aggrediti a calci e con spray urticanti solo perché hanno osato portare in piazza anche la bandiera dell’Ucraina oltre a quella della Palestina. Eh già: dal vangelo secondo i compagni, ci sono popoli vessati che meritano di essere menzionati e popoli vessati che invece è giusto cadano nel dimenticatoio. Ancor di più se quel popolo è l’Ucraina, attaccato vigliaccamente dalla Madre Russia, che ancora fa vibrare migliaia di cuori comunisti nelle nostre piazze…

La verità è che questi poveretti hanno dimenticato da cosa nasce e cosa fu la Liberazione. La Liberazione fu conquista di libertà per tutti, non licenza di sopraffazione per i vincitori. Oggi questa giornata rischia di celebrare un antifascismo che, nella pratica, esercita un nuovo autoritarismo di piazza. E non chiamateli fascisti, no. È troppo facile. Chiamate questi individui antidemocratici col nome che adorano: antifascisti!

Violenze contro giornalisti, aggressioni a chi esprime opinioni diverse, prevaricazioni verso chi non si adegua ai loro diktat: ma che festa di Libertà è? Il 25 Aprile non dovrebbe appartenere a chi urla più forte né a chi usa la violenza per imporre la propria visione. Appartiene all’Italia intera. La Resistenza fu pluralista e ridurla a kermesse di estrema sinistra significa tradire lo spirito stesso della Liberazione: quello di un Paese che una volta uscito da una guerra sanguinaria e fratricida ha intuito la necessità di una pacificazione nazionale.

La Guerra fu una lotta terribile dove gli italiani si ammazzarono fra loro in nome di qualcosa che gli fece perdere il lume della ragione e lo spirito di unità nazionale. Questa cosa non deve più succedere, ecco perché è importante che la Liberazione sia di tutti.

Eppure oggi tristemente in tantissimi si divertono a scavare trincee ideologiche. Se non sei di sinistra sei fascista, se non canti bella ciao sei fascista. E se sei fascista non meriti di esprimere la tua opinione. Questo modo di ragionare, di escludere, di prevaricare e di minacciare è proprio ciò che chi ha liberato l’Italia avrebbe voluto evitare ad ogni costo. Perché è il primo passo verso la morte della libertà.
Bravi, non avete imparato un bel niente.

Alessandro Bonelli, 27 aprile 2026

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