Questa volta il bersaglio della campagna denigratoria portata sprezzantemente avanti dai detrattori della riforma sulla giustizia è il Ministero dell’Istruzione e del Merito, reo, secondo le litanie referendarie dei sacerdoti del No, di promuovere nelle scuole il Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Accusa chiaramente falsa, del tutto priva di fondamento, come buona parte delle informazioni divulgate in queste settimane dal cartello del No, del resto.
A promuovere l’evento “incriminato” oggetto delle feroci critiche del fronte giustizialista era stata, infatti, la Camera Penale di Catanzaro, soggetto organizzatore dell’incontro “il diritto di avere diritti”, attività formativa rivolta agli studenti della scuola secondaria.
A smentire puntualmente la bufala propagandata da esponenti di Pd, M5S e Anm ci ha pensato direttamente la Camera Penale del capoluogo calabrese, che in una nota ha spiegato: “Il progetto è un’iniziativa interna alla Camera Penale, realizzata dai suoi organi – in particolare dall’Osservatorio Miur e dall’Osservatorio Giovani – coerente con le attività formative storicamente promosse dall’associazione. Prevede incontri didattici rivolti agli studenti delle scuole secondarie, articolati in due moduli di due ore ciascuno: il primo sui principi costituzionali fondamentali del sistema penale, il secondo sul giusto processo ex art. 111 della Costituzione, con simulazioni pratiche”.
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A fornire ulteriori delucidazioni in merito all’incontro ci ha inoltre pensato il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha prontamente chiarito: “In relazione alle polemiche e strumentalizzazioni su un presunto protocollo o accordo tra Mim e Camera Penale di Catanzaro riguardo al progetto “Il diritto di avere diritti”, peraltro già smentito ufficialmente dalla Camera Penale stessa, ribadisco che si tratta di un’attività che non riguarda in alcun modo il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Si precisa che non esiste alcun Protocollo tra Mim e Camera Penale di Catanzaro e che l’Osservatorio Miur non è un organo ministeriale bensì un organo interno all’associazione, composto da avvocati penalisti”.
Insomma, l’equivoco appare fin troppo chiaro: i distratti sostenitori del No devono aver sbadatamente confuso un organo interno alla Camera Penale con un ente ministeriale, probabilmente lasciandosi trarre in inganno dalla sigla Miur.
Sulla base di questa errata convinzione, l’allegra brigata delle panzane referendarie ha bersagliato con ripetuti attacchi il Ministero dell’Istruzione, ingiustificatamente accusato di utilizzare le aule scolastiche per veicolare l’orientamento referendario dei giovani, salvo poi rendersi tardivamente conto di essere incappata nell’ennesimo tragicomico abbaglio figlio di un atteggiamento negligente costantemente improntato alla malafede. Che figuraccia!
Salvatore Di Bartolo, 27 gennaio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


