
Nelle ultime ore circola un audio sui social network che riprodurrebbe un vero e proprio atto di proselitismo politico, in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, condotto da una professoressa durante una lezione in un’aula siciliana. Nell’audio, pubblicato online da diverse pagine d’informazione e rilanciato anche da Licia Ronzulli, la prof chiede agli alunni che votano “NO” di alzare la mano e, constatando la scarsa risposta della classe e resasi conto del nefasto instant poll, con tono minaccioso ribadisce ai restanti che votare “NO” è sostanzialmente l’unica opzione possibile.
Quest’inciso, spaccato della politicizzazione ormai imperante nelle scuole, ha destato legittima preoccupazione tanto da scomodare il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, intervistato da Esperia, ha definito “molto grave” l’episodio e ha invitato chiunque sia a conoscenza di fatti di questo tipo ad effettuare segnalazioni: “Non staremo a guardare, perché ho sempre sottolineato che la scuola serve per formare i nostri giovani, educarli, istruirli, ma non per indottrinarli”. E ancora: “Se la prof ha fatto una lezione politicizzata a scuola, questo è inaccettabile. La scuola è un luogo dove si impara lo spirito critico, che si parli del gender, che si parli della Flotilla, che si parli di qualsiasi guerra, evento, la scuola è un luogo dove si impara lo spirito critico nel confronto delle opinioni, non ci può essere indottrinamento.” Parole precise, puntuali e incontrovertibili.
Eppure, tornando all’audio e alla profanazione che tanti educatori compiono nei confronti del loro ruolo, questa è una valida occasione per uscire dalla formalità e parlare con franchezza: davvero c’è qualcuno che può dirsi stupito per via di questa registrazione? Davvero c’è qualcuno che ancora crede nell’imparzialità politica della maggioranza dei docenti quando entrano nelle loro classi?
Purtroppo non è così, l’elefante nella stanza c’è da anni e da anni una enorme quantità di studenti e di gruppi studenteschi sollevano il problema: tanti insegnanti tentano di indottrinare politicamente i loro alunni. È un problema gravissimo: sovente i giovani vengono costretti ad aderire all’ideologia di sinistra, succubi dei loro professori che sfruttano la loro posizione dominante per imporre il loro credo politico.
Chi può dire di non aver mai avuto nel corso dei suoi anni scolastici almeno un professore di storia o filosofia particolarmente focalizzato su ideali socialisti, tanto da cercare di instillarli tra una lezione e l’altra?
A ben vedere, qualche settimana fa un collettivo studentesco di destra è balzato agli onori della cronaca proprio per aver chiesto ai propri compagni di segnalare eventuali episodi di politicizzazione delle aule. Apriti cielo, il vittimismo è fioccato: accuse di ritorno al fascismo, di desiderio liberticida di instaurare delle liste di proscrizione. E da lì, come un effetto domino, centinaia di professori che sui social network hanno esibito con fierezza il loro essere “di sinistra” al grido di “venite a prenderci”. Ma chi vi vuole prendere? Il problema è ben diverso.
È infatti assodato che ciascuno sia libero di poter avere le idee politiche che preferisce e che in alcun modo nessuno debba essere minacciato professionalmente o socialmente per le sue preferenze elettorali. Ma (ed è un “ma” di dimensioni sesquipedali) chi insegna deve tenere a mente che il suo ruolo non è quello di trasformare le aule in delle sedi di partito per il tesseramento politico; al contrario, chi insegna deve fornire ai giovani gli strumenti per sviluppare un pensiero proprio, di qualunque tipo esso sia.
Chi insegna, ad esempio, deve essere imparziale nelle lezioni di Storia, senza derubricare alcuni eventi solo perché invisi al proprio credo elettorale. Chi non fa questo viene meno al suo ruolo e non è né degno né in grado di poter formare i giovani. Questo va detto con assoluta chiarezza.
Insomma, grazie a questo video il velo di Maya sull’insegnamento è stato squarciato. Resta da capire se davvero si attueranno delle contromisure per contrastare questo fenomeno dilagante.
Alessandro Bonelli, 26 febbraio 2026
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