Politico Quotidiano

Riforma della Giustizia, perché votare SÌ è una scelta di civiltà

Separazione delle carriere e CSM: quali sono punti chiave della riforma al centro dello scontro politico

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La Riforma della Giustizia è una complessa operazione di modifica di un sistema che finora è stato in gran parte assoggettato ad un certo establishment politico che teme di perdere ulteriore potere.

Dopo decenni di immobilismo abbiamo, finalmente, un Governo del “fare” la cui azione, in ogni settore, evidenzia come un pennarello giallo fosforescente tutte le parole al vento di coloro che, avendo avuto lo scettro per circa dieci anni, non sono stati capaci di imprimere una doverosa svolta ad un Paese che era scivolato ai margini del mondo e perso credibilità.

La Riforma della Giustizia è uno dei tanti tasselli di un mosaico frutto di una visione strategica globale, lungimirante e di ampio respiro il cui fine ultimo è riportare il Paese ai livelli che competono a tutte le nazioni definite civili, industrializzate, atlantiche ed occidentali basate su princìpi democratici.

Il NO delle opposizioni PD-M5S-AVS, di parte della magistratura e di altre lobbies non è altro se non un ennesimo strumento improprio per ostacolare l’azione di Governo e non ha nulla a che vedere con il merito della questione; opporsi alla riforma ha la stessa valenza che hanno avuto le piazze pro-Pal, il ricorso contro l’assoluzione di Salvini, il contrasto al protocollo Italia-Albania, le manifestazioni “pro-Maduro e pro-Ayatollah” e la riluttanza mostrata da alcune procure ad espellere terroristi che contrasta con la facilità nello scarcerare immigrati colpevoli di reati o indagare agenti delle Forze Dell’Ordine.

Tutti pretesti attraverso cui aizzare le folle ad hoc al solo fine di “mandare a casa la Meloni” e null’altro. Il motivo è semplice ed è il dato di fatto (suffragato da numeri ed attestazioni internazionali) che questo Governo sta facendo sfigurare i partiti di opposizione che hanno governato per dieci anni senza realizzare alcunché. Pensare che il NO possa far cadere il Governo è da illusi…

“La riforma pone la magistratura in uno stato di dipendenza dagli altri poteri”: falso. I sostenitori del NO stanno diffondendo ciò che potrebbe essere definita la madre di tutte le menzogne, lo scopo è chiaro: fare effetto sui meno informati e spaventare la popolazione.

Per smontare questa balla spaziale è sufficiente leggere il testo e gli articoli di ciò che prevede la riforma, cosa che nessun leader dell’opposizione ha mai fatto, e neanche gran parte di chi si abbevera sui social attraverso post-propaganda delle opposizioni.

L’Art.2 del testo della Riforma sostituisce il secondo comma dell’Art.101 della Costituzione (“I giudici sono soggetti soltanto alla legge) con “I giudici costituiscono un ordine autonomo e indipendente da ogni potere e sono soggetti soltanto alla legge”, pertanto… dove sarebbe la dipendenza da altri poteri o dalla “politica” come, falsamente, sostengono le opposizioni? L’Art.1 modifica il decimo comma dell’art.87 della Costituzione (in merito alla figura del  Presidente della Repubblica) dall’attuale “presiede il Consiglio Superiore della Magistratura” a “presiede il Consiglio Superiore della Magistratura Giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura Requirente”, la tanto osteggiata separazione delle carriere; e neanche in questo caso si evidenzia alcuna dipendenza del potere giudiziario da alcun altro potere o entità politica.

La riforma spezza i legami tra politica e magistratura, vero. L’effetto più dirompente di questa riforma, come sostenuto dalle forze di Governo e fronte del SÌ (anche da parte delle stesse opposizioni) è quello di eliminare il meccanismo delle correnti e restituire nella sostanza e concretamente, l’autonomia ai rappresentanti del Potere Giudiziario.

Com’è noto la riforma, oltre a separare la magistratura giudicante da quella requirente, prevede per le stesse due Consigli Superiori, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, aventi come membri di diritto il Presidente della Corte di Cassazione (giudicante) ed il Procuratore Generale della Corte di Cassazione (requirente).

Il resto dei membri dei due CSM vengono eletti per metà dai membri appartenenti alla medesima categoria, previo sorteggio degli eleggibili (giudici per il CSM giudicante, PM per il CSM requirente), e metà dal Parlamento in seduta comune scelti tra giuristi, avvocati, docenti universitari con minimo quindici anni di carriera; non è contemplata la possibilità, dopo quattro anni, di ricandidarsi.

Simile meccanismo è previsto per la Corte Disciplinare, il tutto è disciplinato con la modifica dell’art.104 della Costituzione attraverso gli art.4 e 5 del testo della Riforma. È lampante che tali modifiche siano state pensate ispirandosi al principio su cui si fonda il nostro Ordinamento, ovvero, con “pesi e contrappesi” proprio al fine di rivoluzionare l’attuale metodo di nomina ed evitare la formazione di relative correnti finalizzate ad una “indebita rappresentanza
della politica all’interno del Potere Giudiziario”.

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Il SÌ non è un referendum sull’operato del Governo ma espressione di voler cambiare in meglio il sistema giustizia Le modifiche previste dalla Riforma sono un primo step di un progetto articolato globale di tutto l’apparato del sistema afferente alla giustizia che prevede successivi interventi in merito agli organici e loro riorganizzazione, procure e quant’altro, con la finalità di velocizzare i processi e rendere il sistema più equo e giusto possibile.

Esprimersi per il SÌ non significa giudicare l’operato del Governo (come molti oppositori inopinatamente sostengono); rappresenta, invece, un primo gradino per elevare, inizialmente, ad un livello di civiltà, i meccanismi di formazione degli organi principali del Potere Giudiziario.

L’operato del Governo è sotto gli occhi di tutti, i dati, in ogni settore, sono inconfutabili e positivi e non sono in discussione, così come non lo sono la ritrovata stabilità politica da cui scaturisce la credibilità internazionale.

Le campagne intrise di odio (come sempre) che praticano gli oppositori dovrebbero almeno poggiare le basi su argomentazioni concrete atte a dimostrare che l’attuale asset del sistema giustizia vada bene così com’è; non potendo fornire tali “prove” ecco i vergognosi slogan
strumentali e pretestuosi per delegittimare il Governo tipo “vorresti che i giudici dipendano dalla politica? Vota no”, nulla di più falso.

Alla fine, si ritorna sempre al punto di partenza, ovvero che il centrosinistra non ha mai accettato il verdetto delle urne e sta utilizzando, strumentalmente, qualsiasi appiglio con l’intento antitaliano, e antidemocratico, di far “fallire” il Governo per potersi ripulire la faccia che hanno perso durante
dieci anni di nulla.

Se, paradossalmente, questo Governo avesse deciso di non modificare nulla avremmo visto le opposizioni scendere in piazza per una riforma… ecco perché non sono credibili. SÌ alla civiltà, SÌ ad una magistratura realmente autonoma ed indipendente.

Antonino Papa, 21 gennaio 2026

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