C’è una scena, quasi perfetta nella sua involontaria comicità, che racconta meglio di mille analisi lo stato di confusione del Partito Democratico e della sua leader. Prima Elly Schlein sale sul palco, si accalora, incalza il governo: “Si sbrighino, taglino le accise, restituiscano agli italiani i soldi dell’extra gettito Iva”. Toni perentori, urgenza morale, pressochè un ultimatum. Passano poche ore – non settimane, non mesi, ore – e il Consiglio dei ministri vara davvero il decreto: venticinque centesimi in meno al litro. Esattamente quello che chiedeva.
Sipario? No, perché qui arriva il colpo di teatro. Lo stesso partito, la stessa segretaria, la stessa linea politica, cambiano copione con una rapidità degna del miglior trasformismo italiano. Il taglio delle accise diventa improvvisamente una “operazione elettorale”. Non più una misura necessaria, non più una risposta attesa, ma un trucco, una furbata, quasi un inganno ai danni degli italiani. “Siamo stati i primi a chiedere al governo di restituire ai cittadini l’extra gettito Iva che ogni giorno, dall’inizio di questa guerra illegale, lo Stato ha incassato. Ma mettiamo in chiaro una cosa: questa è la presidente del Consiglio che, davanti a un benzinaio, aveva promesso di abolire del tutto le accise e invece oggi, dopo che da giorni gli italiani pagano più di 2 euro al litro, interviene per 20 giorni, guarda caso con in mezzo un voto su referendum costituzionale”, ha detto a Il cavallo e la Torre su Rai tre. “Se non si ferma questa guerra illegale, questo rimarrà un decreto elettorale. E quindi bisognerà intervenire in maniera più strutturale”.
Ora, il punto non è difendere o criticare il provvedimento del governo. Si può discutere tutto: la durata limitata a venti giorni, le coperture, la scelta di intervenire in modo generalizzato invece che mirato. Ma qui siamo oltre la dialettica politica. Qui siamo davanti a una schizofrenia comunicativa che lascia interdetti. Perché delle due l’una: o il taglio delle accise era giusto prima, quando lo chiedeva il Pd, oppure è sbagliato adesso che lo fa il governo. Sostenere entrambe le tesi nello spazio di una giornata non è opposizione, è confusione allo stato puro.
E pensare che la misura non nasce certo in un vuoto pneumatico. Il governo ha lavorato per ore tra ministero dell’Economia e quello dell’Ambiente per trovare le risorse, poco più di mezzo miliardo. Una corsa contro il tempo, con il premier che riunisce il Cdm in serata prima di partire per Bruxelles, mentre sul tavolo restano anche le tensioni europee sugli Ets e i costi per le imprese energivore. Alla fine si sceglie una strada chiara: intervento immediato, visibile, uguale per tutti. Venticinque centesimi in meno al litro, grazie anche all’effetto combinato con l’Iva. Non la rivoluzione promessa in campagna elettorale, certo, ma un tentativo di arginare un’emergenza reale, con i carburanti sopra i due euro.
Ed è qui che il cortocircuito del Pd diventa evidente. Per giorni chiede di usare l’extra gettito Iva per ridurre il prezzo alla pompa. Poi, quando il governo lo fa, accusa l’esecutivo di averlo fatto troppo tardi, troppo poco e – soprattutto – con tempismo sospetto. Il problema, insomma, non è più la misura, ma il calendario. Il risultato è un messaggio devastante: qualsiasi cosa faccia il governo, per i dem è sbagliata per definizione. Anche quando coincide con le proprie proposte. Anche quando arriva nella direzione richiesta. Anche quando, banalmente, risponde a un’esigenza concreta dei cittadini.
In questo slalom tra posizioni contraddittorie si intravede il vero nodo politico. Non è il decreto, non sono le accise, non è neppure la durata dell’intervento. È l’assenza di una linea riconoscibile. Un giorno si incalza, il giorno dopo si smentisce. Prima si chiede “subito”, poi si critica perché è “subito ma male”. Alla fine resta una domanda semplice, quasi brutale: se il governo avesse ignorato l’appello della Schlein, cosa avrebbe detto il Pd? Probabilmente che era sordo ai bisogni degli italiani. E invece, avendolo ascoltato, diventa colpevole di propaganda. Non è politica, è una caricatura della politica. E il problema, per il Pd, è che gli italiani se ne accorgono.
Franco Lodige, 19 marzo 2026
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