Quell’incontro al Csm con i paesi arabi

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lega araba

Questo fine mese, il Consiglio Superiore della Magistratura ospiterà un seminario intitolato «Cybercrime e Cyberterrorismo», organizzato nell’ambito della Rete Euro-Araba di Formazione Giudiziaria. L’appuntamento riunirà magistrati italiani ed europei insieme a delegazioni di diversi Paesi arabi, con l’obiettivo di confrontarsi sulle sfide poste dal crimine e dal terrorismo online.

Lunedì 27 aprile sarà dedicato al ruolo della politica e delle forze dell’ordine: interventi dei Ministri della Difesa, dell’Interno e della Giustizia, seguiti da rappresentanti di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e DAP. Nel pomeriggio si parlerà di prevenzione, indagini e contrasto operativo al cyberterrorismo.

La seconda giornata proseguirà invece con interventi di intelligence e Polizia Postale, per poi passare alla magistratura con focus su cybersicurezza, minacce ibride, terrorismo online e cooperazione internazionale. Nel pomeriggio interverranno le delegazioni dei Paesi partecipanti. L’ultimo giorno, Mercoledì 29 aprile, inizierà con i saluti del Consigliere Ernesto Carbone e proseguirà con la riunione del Board della Rete Euro-Araba.

L’idea alla base dell’iniziativa è chiara e magari anche condivisibile: il cybercrime e il cyberterrorismo sono minacce globali che non rispettano i confini nazionali. Attacchi informatici, furti di dati, propaganda del terrorismo online e sabotaggi possono colpire chiunque, ovunque. Per questo serve un coordinamento più stretto tra sistemi giudiziari diversi, uno scambio di esperienze e la costruzione di canali operativi più rapidi ed efficaci. E la Rete Euro-Araba, attiva dal 2010, nasce proprio con questo spirito: favorire il dialogo e la formazione congiunta tra magistrati europei e di Paesi arabi per affrontare insieme le nuove forme di minacce digitali.

Tuttavia, la scelta di rafforzare questa collaborazione potrebbe sollevare alcune domande legittime. Diversi Stati della Lega Araba hanno sistemi giudiziari e normative sulla libertà di espressione che presentano differenze significative rispetto agli standard europei. In alcuni contesti geografici, il confine tra lotta al cyberterrorismo e repressione del dissenso online può travalicare nella censura.

Certamente creare una rete internazionale tra magistrati è un obiettivo importante, ma la fiducia si costruisce meglio quando esistono garanzie fondamentali sufficientemente omogenee, soprattutto in materia di raccolta e scambio di prove digitali, dati personali e richieste di assistenza internazionale. Lo scambio di informazioni sensibili richiede prudenza, per evitare che differenze nei metodi investigativi o nei motivi delle indagini possano creare problemi sul piano dei diritti.

Il CSM in questa veste dovrà dunque promuovere la cooperazione tecnica senza perdere di vista i principi che guidano la magistratura italiana ed europea. Nessuno dubita della necessità di combattere il cyberterrorismo, che colpisce duramente (o nasce da) molti Paesi arabi. Eppure, occasioni come questo seminario dovrebbero servire non solo a rafforzare gli aspetti operativi, ma anche a definire chiaramente i limiti entro cui questa collaborazione può svilupparsi.

I nostri magistrati avranno quindi la responsabilità di favorire il dialogo internazionale mantenendo alta l’attenzione sulla qualità delle garanzie giudiziarie. Dialogare è necessario, ma va fatto con realismo e con gli occhi aperti: la sicurezza cibernetica è una priorità, ma non deve mai trasformarsi in un pretesto per indebolire quei principi che rendono l’Europa un punto di riferimento in materia di diritti umani.

Alessandro Bonelli, 10 aprile 2026

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