
Se un giorno arrivasse a Palazzo Chigi, la prima battaglia sarebbe contro l’evasione fiscale. È questa la priorità indicata dalla sindaca di Genova Silvia Salis, che in un’intervista a La Stampa ha tracciato le linee di quello che sarebbe il suo approccio alla guida del Paese. Secondo Salis, la tecnologia potrebbe diventare uno strumento decisivo per individuare chi non paga le tasse. «Affronterei realmente il tema dell’evasione fiscale. Magari con un bel programma di intelligenza artificiale per scovare gli evasori, anche se il più delle volte basterebbe confrontare l’auto, la casa e quanto dichiarano», afferma la sindaca.
Parole che arrivano mentre il suo nome circola sempre più spesso tra le possibili figure su cui il centrosinistra potrebbe puntare in futuro. Una prospettiva che Salis non chiude del tutto, pur ribadendo che oggi la sua priorità resta l’amministrazione della città ligure. «Io ora sono sindaca di Genova e lo sarò anche tra un anno», chiarisce. Il lavoro a Palazzo Tursi, aggiunge, rappresenta una fase importante del suo percorso: «Il percorso che sto facendo nella mia città è estremamente formativo e gratificante. Condivido chi ha detto che nella vita ti puoi pentire di tante cose, ma non ti pentirai mai di aver fatto il sindaco».
Guardando oltre il presente, però, la porta non è chiusa. «Costruire una carriera politica nazionale richiede tempo. Ma ho 40 anni e mentirei se dicessi che non ho interesse a occuparmene un domani», ammette. Nel ragionamento della sindaca c’è anche uno sguardo alle prossime sfide politiche. Alla domanda se il centrodestra possa vincere ancora le elezioni, Salis si mostra scettica: «Credo proprio di no. La situazione internazionale sta complicando le cose e la loro credibilità è in netto calo. Loro portano avanti la paura, noi la speranza».
Per la prima cittadina genovese la chiave sta soprattutto nella capacità del centrosinistra di presentarsi compatto e con una proposta politica chiara. «Il centrosinistra deve andare unito e presentare un programma che sappia parlare alle persone sui temi centrali: sicurezza, sanità e lavoro».
Quanto alla formula politica con cui costruire questa alleanza, Salis preferisce evitare etichette ormai consumate nel dibattito pubblico. «Preferisco chiamarlo campo progressista», spiega. «È stata l’unica garanzia che ho chiesto per candidarmi a Genova. C’è bisogno di uno schieramento che sappia parlare al mondo economico, all’industria, alla borghesia, ma senza perdere di vista la giustizia sociale».
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