Tanto tuonò che… non Todde. La Presidente della Regione Sardegna resta in sella alla guida del governo dell’isola e non decade, come invece aveva sancito una sentenza di primo grado intervenendo in merito alla mancata presentazione dei documenti di rendicontazione delle spese elettorali per la consultazione del 2024 che le è valsa la nomina al vertice del governo regionale. rendicontazione da parte della presidente
Alessandra Todde resta quindi pienamente legittimata nel suo ruolo di presidente della Regione Sardegna: anche se quella della Corte d’Appello di Cagliari è una riforma parziale della sentenza di primo grado sulla decadenza, perché la stessa Corte riconoscendo che i conti delle spese elettorali non sono stati presentati, ha confermato la sanzione pecuniaria di 40mila euro a carico della Presidente.
All’insegna del così è se vi pare, la Corte ha accolto parzialmente l’appello della presidente, dichiarando nulla la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva riqualificato la sua condotta come “omessa presentazione” del rendiconto delle spese della campagna elettorale e prendendo atto che la Consulta aveva già annullato l’ordinanza del Collegio di garanzia nella parte in cui disponeva la decadenza.
In sintesi si potrebbe affermare che Alessandra Todde è colpevole dei “reati” o presunti tali evidenziati dal Collegio di garanzia elettorale, ovvero l’assenza di un conto corrente dedicato, la mancata nomina del mandatario e alcune carenze nei documenti. Ma non è abbastanza colpevole (ovvero queste contestazioni non sono così gravi) da poter produrre la sua decadenza dalla carica di Presidente che quindi continua a ricoprire.
Alessandra Todde aveva presentato ricorso ricordando che nessuna delle contestazioni del Collegio rientrava tra le ipotesi necessarie per firmare un provvedimento di decadenza, richiamando anche una errata interpretazione delle norme sulla disciplina delle spese elettorali e contestando anche la sanzione pecuniaria.
Una prima sentenza del Tribunale di Cagliari, il 28 maggio 2025, aveva respinto il ricorso. Ora in Appello i due piatti della bilancia giudiziaria si riequilibrano. Da una parte obbligo di pagare 40.000 euro di sanzioni, dall’altra il riconoscimento di poter continuare il suo cammino politico reggendo il timone della Regione Sardegna.
Proiettandola in un quadro nazionale la sentenza di oggi sembra conferma indirettamente due specificità: una relativa alla fragilità e alla sovraesposizione giudiziaria della carica di Presidente della Regione, ricordando casi anche recenti come quello di Toti in Liguria e di Occhiuto in Calabria. Dall’altro il grande potere discrezionale della magistratura in tematiche quasi pirandelliane, che rispetto alla giurisprudenza sembrano privilegiare le interpretazioni delle norme.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


