
Una lettera aperta che invita a votare “No” al referendum sulla giustizia sta circolando in queste settimane in alcune parrocchie di Rimini. Il documento, diffuso da cittadini aderenti al “Gruppo di condivisione – Mondo Comunità Famiglia”, esprime forte preoccupazione per la riforma costituzionale e invita i fedeli a riflettere prima di recarsi alle urne. Piccolo problema: quasi tutte le obiezioni sollevate sono fondate un po’ sul nulla.
La lettera si apre con un richiamo al clima politico attuale. Gli autori spiegano di essere “preoccupati della situazione che si va delineando nel nostro Paese, in specie legate all’imminente Referendum sulla Giustizia”. Nel testo si denuncia quella che viene definita una crescente ostilità verso la magistratura: “Vediamo infatti instaurarsi un clima di intolleranza e di critica indiscriminata verso gli atti e le sentenze che i magistrati pongono in essere”. Secondo i firmatari, alcuni casi giudiziari citati nel dibattito pubblico, come Garlasco e la famiglia nel bosco, verrebbero utilizzati impropriamente per alimentare polemiche che, sostengono, “nulla c’entrano con la riforma su cui siamo chiamati a decidere”.
Uno dei passaggi centrali riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma, si legge nel documento, modificherebbe in modo significativo l’organo di autogoverno dei magistrati. “Il CSM non solo verrà diviso in due – raddoppiandone il costo – ma sarà costituito da magistrati estratti a sorte insieme ad altri prescelti dalla maggioranza di Governo, con conseguente perdita di autonomia dalla politica”, scrivono gli autori della lettera. Il costo? Davvero per così poco si può bocciare una legge che separa carriere e istituisce un’Alta Corte?
Il gruppo insiste molto sul tema dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Nella lettera si richiama esplicitamente l’impianto voluto dai costituenti: “Se non fosse in discussione l’equilibrio fra i poteri dello Stato voluto dai costituenti – appartenenti a tutte le culture politiche – questa riforma potrebbe avere effetti dannosi ancora contenuti”. Invece, secondo i firmatari, il contesto internazionale e politico renderebbe la riforma particolarmente rischiosa. Rischiosa. Eppure la separazione delle carriere, Csm separati e Alte Corti esistono in numerosi altri Paesi nel mondo.
La riflessione si allarga infatti oltre il referendum. Gli autori parlano di un clima globale segnato da conflitti e tensioni e avvertono che “i governi si mostrano inclini al comando assoluto, alla delegittimazione dei giudici, alla prepotenza istituzionale, cercando di eliminare il sistema dei controlli previsti dalle Costituzioni”.
Nella parte finale del documento emerge anche una preoccupazione per il clima politico interno. “In Italia iniziamo a respirare un clima di paura, di mancanza di rispetto reciproco tra istituzioni, di dilagante tifoseria”, si legge nella lettera. Secondo gli autori, un eventuale successo dei “Sì” al referendum potrebbe aprire la strada ad altre riforme istituzionali: “Se vincessero i Sì seguirebbero a ruota premierato e legge elettorale ad uso della maggioranza”. Da qui l’invito ai cittadini – e in particolare ai fedeli che frequentano le parrocchie – a valutare con attenzione la scelta elettorale. Il messaggio conclusivo è esplicito: “Invitiamo a riflettere seriamente sul voto che andrete a esprimere. Per quanto ci riguarda voteremo convintamente No”.
Piccola annotazione finale. Gli autori scrivono di non potersi “dilungare sulle modifiche apportate” dalla riforma costituzionale, ma poi si dilungano eccome per parlare di ipotetici e irrealizzabili futuri distopici in caso di vittoria del Sì. Non si dilungano nel merito, ma si dilungano eccome nel contesto politico. Che senso ha? Non sarebbe stato meglio informare i fedeli di cosa, davvero, andranno a votare? Per fortuna, nel segreto del seggio Dio ti vede ma gli altri parrocchiani no.
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Ecco il testo integrale della missiva.
Buongiorno!
Siamo un gruppo di cittadini che frequentano anche diverse parrocchie della città, preoccupati della situazione che si va delineando nel nostro Paese, in specie legate all’imminente Referendum sulla Giustizia. Vediamo infatti instaurarsi un clima di intolleranza e di critica indiscriminata verso gli atti e le sentenze che i magistrati pongono in essere (esempi: nel passato vedi il caso Garlasco e nel presente vedi il caso della famiglia nel bosco o del ponte sullo stretto). Tutte cose che nulla c’entrano con la riforma su cui siamo chiamati a decidere.
Non possiamo dilungarci sulle modifiche apportate, che riguardano ben 7 articoli della Costituzione, per cui segnaliamo, tra le più gravi, solo quelle riferite al Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno presieduto dal Presidente della Repubblica che garantisce la libertà e l’effettiva indipendenza di tutti i magistrati (giudici e pubblici ministeri) di operare secondo la legge, svincolati dagli altri poteri per garantire i cittadini da possibili arbitrii. Questo organo, il CSM, non solo verrà diviso in due (raddoppiandone il costo da circa 45 a 90 milioni di Euro l’anno), ma sarà costituito da magistrati estratti a sorte (un caso unico al mondo) insieme ad altri invece prescelti dalla maggioranza di Governo, con conseguente perdita di autonomia dalla politica.
Noi pensiamo, in coscienza, che nella decisione di voto debba prevalere il principio di prudenza. Non siamo appagati dall’attuale situazione, né pregiudizialmente contrari alla riforma, riteniamo tuttavia che per valutarne appieno le conseguenze andrebbe considerato con la massima attenzione il contesto in cui è inserita. E il contesto è preoccupante!
Nel migliore dei mondi possibili questa riforma potrebbe avere effetti dannosi ancora contenuti, se non fosse in discussione l’equilibrio fra i poteri dello Stato voluto dai costituenti (ricordiamo appartenenti a tutte le culture politiche: dai cattolici ai comunisti, dai liberali ai socialisti). Ma la stessa riforma diventa inquietante, in un mondo caratterizzato da guerre e atti di violenza deprecabili (negli Stati Uniti sono stati incarcerati i bambini di 5-10 anni), in cui i Governi, compreso il nostro, si mostrano inclini al comando assoluto, alla delegittimazione dei giudici, alla prepotenza istituzionale, cercando di eliminare il sistema dei controlli previsti dalle Costituzioni.
Tutto ciò mentre in Italia iniziamo a respirare un clima di paura, di mancanza di rispetto reciproco tra istituzioni, di dilagante tifoseria. In un simile preoccupante contesto, se vincessero i Sì, seguirebbero a ruota – premierato e legge elettorale ad uso della maggioranza. Chi è in buona fede non può responsabilmente trascurare queste cose.
Per tutte queste ragioni invitiamo a riflettere seriamente sul voto che andrete a esprimere.
Per quanto ci riguarda voteremo convintamente NO.
Grazie per l’attenzione.
aderenti al “Gruppo di condivisione – Mondo Comunità Famiglia” di Rimini
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