Politico Quotidiano

Ucraina, Elly Schlein lo sa? La sua dirigente vuole guidare i “disertori”

La leader Pd: "Continueremo a sostenere Kiev". Ma Conte dice no. E anche nel suo partito...

VIRGINIA LIBERO
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Su uno dei temi più delicati di questi anni, la guerra in Ucraina, gli alleati che dovrebbero presentarsi agli elettori come una squadra non riescono nemmeno a mettersi d’accordo sulla linea da tenere. Da una parte c’è Giuseppe Conte, il quale, sempre più riluttante, torna a tuonare contro l’invio di armi a Kiev e mette le mani avanti: il Movimento 5 Stelle, giura, non firmerà mai un programma che preveda il sostegno militare all’Ucraina. Dall’altra c’è Elly Schlein, che dal palco della Festa dell’Unità prova a recitare la parte dell’atlantista convinta, ribadendo che il Pd non intende mollare il sostegno a Kiev. Un matrimonio politico che fa acqua da tutte le parti e che sembra tenersi in piedi soltanto grazie alla comune ambizione di tornare al governo e, soprattutto, di scacciare da Palazzo Chigi il nemico giurato Giorgia Meloni.

Ma il vero capolavoro di incoerenza non è nemmeno fuori, nel teatrino delle alleanze campolarghiste. È addirittura dentro casa. Nel Partito Democratico, infatti, si sono raggiunte vette di contraddizione difficili da immaginare. Mentre la segretaria nazionale parla apertamente di resistenza e di sostegno a Kiev, la giovanile del partito sembra remare verso tutt’altra direzione. A margine della Festa nazionale dell’Unità, la guida dei Giovani Democratici, Virginia Libero, si muove su una linea completamente opposta a quella della segretaria dem, fino a mettere in discussione il sostegno all’Ucraina e a trasformare, nei fatti, la giovanile dem nella componente pacifista del partito.

Non solo. Virginia Libero non si accontenta dell’etichetta di “pacifista” e, dal palco della Festa dem si spinge addirittura oltre, fino ad autoproclamarsi “capo dei disertori” nell’eventualità che un conflitto dovesse mai coinvolgere direttamente l’Italia.

Ciò che emerge, insomma, è l’immagine di un partito schizofrenico: duro e atlantista in alcune sue componenti, molto più prudente — quando non apertamente contrario — quando si tratta di fare i conti con pezzi della propria base e con la propria giovanile.

E così il paradosso del “campo largo” diventa sempre più evidente. Da una parte c’è un alleato, Conte, che proprio non vuole sentir parlare di armi a Kiev. Dall’altra una segretaria dem che prova a tenere il punto sul sostegno all’Ucraina. E, nel mezzo, una giovanile che sembra andare nella direzione esattamente opposta rispetto a quella della segretaria nazionale.

Insomma, se questa è l’alternativa che dovrebbe governare il Paese, c’è davvero da stare allegri. Perché, se mai dovesse arrivare il momento di decidere, sarà interessante capire quale delle tante sinistre prenderà il comando: se quella dell’“Ucraina o morte” o quella dei “disertori”, che — almeno a sentire certe posizioni — sembra strizzare l’occhio a Putin.

Salvatore Di Bartolo, 14 settembre 2026

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