Politico Quotidiano

Vannacciani a loro insaputa

L'Esercito si addestra con la polizia per il controllo del territorio

A Rimini l’Esercito si addestra insieme alle forze di polizia per il controllo del territorio, il contrasto alla droga e la risposta alle minacce terroristiche. Viene da pensare che idee considerate troppo spinte quando le propone Futuro Nazionale acquistino rispettabilità quando entrano nei programmi delle istituzioni.

Soltanto pochi mesi fa, la nostra proposta di un impiego dell’Esercito contro la criminalità che superasse i limiti operativi della missione “strade sicure” incontrava resistenze che andavano oltre la sinistra. Il centrodestra non la raccolse in occasione del decreto sicurezza del 2026. Il progetto era chiaro: impiegare i militari nelle zone dichiarate ad alta intensità criminale, attribuendo loro talune funzioni di polizia giudiziaria, coinvolgendoli nella ricerca delle persone e affidando loro il presidio delle aree dopo le operazioni di polizia.
Infatti, arrestare i responsabili e smantellare una rete criminale serve a poco se, terminato l’intervento, il quartiere torna nelle stesse mani. L’Esercito può contribuire a mantenere il controllo del territorio, impedendo che il risultato ottenuto dalle forze di polizia venga rapidamente vanificato. Anche il contestato «rastrellamento» evocato da Vannacci altro non è che la ricerca sistematica di malviventi ed irregolari in aree delimitate, con poteri definiti dalla legge e sotto il coordinamento delle autorità competenti.

La Questura di Rimini ha reso noto che all’addestramento hanno partecipato Esercito, forze di polizia statali e Polizie locali e che le attività hanno riguardato la gestione della forza, perquisizioni per individuare armi, posti di controllo congiunti e operazioni antidroga con unità cinofile. L’obiettivo dichiarato è costruire metodi di lavoro comuni, anche per interventi antiterrorismo, nel rispetto dei protocolli ministeriali.

La nuova esercitazione di ottobre comprende scenari di arresto durante un controllo stradale, gestione di persone violente e risposta a possibili attacchi terroristici.

L’esperimento non modifica la legge e non attribuisce nuove qualifiche, ma conferma che militari e poliziotti, anche locali, possono operare insieme anche in situazioni complesse. La consueta obiezione sulla diversa formazione professionale trova così una risposta concreta: le competenze necessarie si costruiscono attraverso addestramento specifico e procedure condivise.

Anche l’accusa di voler militarizzare l’Italia perde consistenza. Futuro Nazionale propone semplicemente di rafforzare la capacità dello Stato di intervenire e restare presente dove la criminalità limita la libertà dei cittadini. Il coordinamento rimane alle autorità civili e di pubblica sicurezza. La “sicurezza partecipata” proposta dal generale significa utilizzare tutte le capacità disponibili, assegnando a ciascun corpo compiti e responsabilità precisi.

Al centrodestra chiediamo di raccogliere questa opportunità e di darle seguito legislativo. Da parte nostra, ogni convergenza di idee è motivo di soddisfazione e rende più concreta la possibilità di un’intesa fondata su obiettivi comuni. La priorità non è intestarsi una riforma, ma restituire i quartieri ai cittadini e impedire che tornino sotto il controllo della criminalità.

Giorgio Carta, 14 ottobre 2026

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