Ci fosse ancora Report, potrebbe regalarci alcune inchieste urgenti, per esempio quanti erano i giornalisti, a partire da quelli di Report, alla corte del figuro Lavitola e, attenzione, non per la sauté di cozze ma di cazzi loro, intesi come intrighi, affari, carriere; da cui un assai poco lusinghiero spaccato dell’informazione alle vongole. Un’altra inchiesta interessante sarebbe: ma ce n’è uno che non sia insopportabile a Report? A partire dalla facce per sbarcare all’ego. Il dramma di questo pseudoprogramma di indagine, che usava le inchieste come droni, sta nel non accettarne il crollo, ma un crollo per implosione, per cedimento strutturale.
Che poi qualcuno ne abbia tratto profitto è indiscutibile ma secondario, Report era (è, sarà) un Politburo, una nomenklatura giornalistica al servizio del partito comunista,ed è grottesco che proprio questi insistano nel protestarsi liberi, anzi gli unici liberi, a schiena dritta, quando non c’è casta meno libera di loro, il partito comunista li usa come soldatini, pretende manleva sul format, considera la Rai cosa sua. Come per ogni baronia, quando cade l’intoccabile, il capo supremo, prendono a correre gli odii, le coltellate alla schiena, escono le faide, le divisioni: da una parte i fedelissimi, e per forza, con quel po’ po’ di prebende, i lealisti che oscillano tra Aventino e resistenza (pagata), dall’altra parte “gli inferiori” dei quali Toro Caduto Ranucci non maschera il franco disprezzo, ricambiato dalla manovalanza per ragioni che sapranno loro, che prescindono, probabilmente, dalle presunte attrazioni sentimentali che in quel reame progressista non disturbavano davvero nessuno, ma una insofferenza densa, che si taglia a fette, che sgorga nelle interviste, nelle confidenze.
Quella Giulia Innocenzi dai patetici, ridicoli proclami sui social! Lei, animalista estrema, non è toccata dall’amicizia conviviale del suo boss con un bracconiere, uno che poteva spendere 160mila euro in safari africani: quegli animali stupendi e innocenti, leoni, gnù e rinoceronti, esanimi sotto il culo di Lavitola, attentatore per amore e per calcolo, erano di destra? Ogni dittatura comunista più o meno seria casca nel ridicolo quando casca, nell’alienazione di chi non se ne fa una ragione, non riesce a crederci: ma come? Noi? Anche noi, proprio noi? Noi, intoccabili, che potevamo fare quello che ci pareva, beninteso seguendo le indicazioni del partito? Uno l’ha detto: “Tra poco arrivano le elezioni e non si può lasciare la barra a conduttori deboli”. Per dire non siamo qua per la fiaccola della verità ma per il potere, al servizio del potere dunque ridateci il barone, il faraone, che sa come fare, ha le spalle larghe ed è incallito, rotto a tutte le malizie. Ma il faraone annuncia suoi sbarchi in politica e la nomenklatura si sbanda fra ambizioni, opportunismi, tradimenti e catene finalmente spezzate. Per quanto?
Di comunista quelli di Report hanno le facce, la spocchia e le pretese in certo modo eversive, da repubblica a parte, da enclave: decidiamo noi chi ci governa, lo scegliamo noi il vertice; l’editore, cioè la Rai, non esiste, l’editore siamo noi. Poi si potrà obiettare che l’editore coincide col governo, coi partiti, ma questo non vale forse anche per loro, il cui editore di riferimento coincide con quel partito comunista che da 30 anni, con bruciante accelerazione negli ultimi 10, ha utilizzato un format di una rete a suo totale comodo e piacimento? Il conduttore-dittatore defenestrato da se stesso, dal proprio delirio di onnipotenza, viene difeso con toni tribunizi dalle teste del partito comunista, nelle cui fila doveva entrare per iniziativa dell’amico che gli cuciva addosso sondaggi e attentati e vi entrerà, si potrebbe dire, per missione compiuta ancorché sputtanata. Poteva uno così, in una situazione così, con l’ego che letteralmente esplode sotto la camicia, restare dove stava, al di là dei tatticismi di chi avrebbe voluto tenercelo per logorarlo, perché emergesse una volta per tutte la faziosità approssimativa, tracotante?
Chi scrive pensa esattamente il contrario e per svariati motivi: la faziosità era già ampiamente dimostrata, conclamata, la Rai, se preferite il governo, avrebbe dato l’ennesima impressione o dimostrazione di essere debole e compromesso, Ranucci ne avrebbe approfittato per offrire una immagine di pre-potenza – “avete visto, volevano farmi fuori ma io sono più forte” –, le sue inchieste droni sarebbero continuate ancora in modo ancor più spregiudicato, nella certezza di una totale impunità, il partito comunista avrebbe infierito. E poi, santo Dio, ogni tanto, come diceva quel dirigente Rai a Gepi Fuxas in Perdiamoci di vista di Carlo Verdone, un principio morale, di serietà, deve pur valere qualcosa. Report non era una cosa seria e il comportamento di Ranucci, dei fedelissimi, della fronda interna, più scade nel ridicolo ogni giorno che passa secondo intuizione marxista: dalla tragedia alla farsa è un attimo (il vecchio sordido mantenuto conosceva i suoi polli).
Poi che giochino anche altri fattori, coperture reciproche, cautele felpate, ricatti incrociati – “ho 80mila chat e le userò – non ci piove, ma quale potere non si esercita tenendo conto di queste variabili? Di sicuro il partito comunista non ci avrebbe pensato un attimo, la propensione all’epurazione è istintiva, è genetica, i conduttori sgraditi vengono fatti fuori anche senza pretesti, anche a dispetto dei risultati e qui proprio Nicola Porro potrebbe dire qualcosa. Il partito comunista, che comandi o stia all’opposizione, ha sempre considerato la Rai una sua disponibilità e adesso la sua irritazione, incredula, scioccata per il sacco di Report ha le faccine insopportabili (leggere i commenti per credere) della Giulia, di tutti gli altri, barbe programmatiche come le spocchie, quell’aspetto sul trasandato di chi deve farsi riconoscere ed ha tutt’altre cozze & cazzi per la testa: come coniugare l’informazione libera e indipendente coi diktat del partito comunista, come fingersi diversi e migliori dagli altri, come costuirsi o difendersi una carriera guardandosi dai tagliagambe del politburo e all’occorrenza farli fuori.
Questo era Report, e sempre sarà. Una Repubblica assai poco popolare, molto di più populista, dove, adesso che il Soviet supremo crolla, si scopre che nulla andava bene, ma che fortissimanente si vorebbe mantenere così, ricreare così.
Max Del Papa, 31 agosto 2026
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