Politico Quotidiano

Vi dico la dura verità: la Costituzione non è sacra e immutabile

L’Italia ha bisogno di riforme e cambiamenti, ma senza trasformare la Carta costituzionale in un feticcio

Mattarella Costituzione Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

Ho aspettato che passasse il referendum per scrivere ciò che segue, perché non volevo che in nessun modo venisse interpretato come un’indicazione di voto. Perché non lo era, non era quella la mia intenzione. Ma ora che è passata l’onda del voto e siete tutti sicuramente studiati in diritto costituzionale, credo sia arrivato il momento di fare un discorso maturo e da persone adulte…siete pronti? Bene, allora, ripetiamo insieme: la Costituzione non è sacra e immodificabile.

Lo so, è un duro colpo, ma confido che possiate assorbirlo. Di nuovo: la Costituzione non è inviolabile. Fa male, ma passa in fretta, vedrete. Passato? Bene, andiamo avanti. Perché non lo è, a parte i primi 12 articoli che sono considerati fondamentali? Intanto perché non si ritiene dettata da Dio, ma scritta da uomini fra il 1946 e il 1947. Una vita fa. E non è stata scritta nemmeno da santi, quanto piuttosto da giuristi della metà del secolo scorso. E questi giuristi, mica erano stati scelti sulla via della canonizzazione, eh. Erano appunto giuristi, prevalentemente uomini, del loro tempo. Insigni e degni di lode e stima e ammirazione e rispetto senza dubbio, ma con le loro convinzioni, le loro idee. E le loro visioni, che possiamo leggere negli atti dell’Assemblea Costituente e in qualche scritto o notizia a margine. Visioni che oggi in alcuni casi considereremmo scandalose, ma che erano semplicemente idee e pensieri di un’altra epoca.

Per esempio, Piero Calamandrei, straordinario uomo di legge, che in queste settimane ho visto citato, a volte anche con parole inventate, miriadi di volte, fu coinvolto in polemiche con altri membri della Costituente circa la possibilità di far entrare le donne in magistratura: si voleva concedere al massimo di dar loro ruoli marginali, perché “troppo condizionate dai loro umori”. Sì, praticamente alcuni Padri Costituenti non volevano le donne in magistratura, perché ritenevano che in quei giorni del mese fossero intrattabili. E che ci volete fare, la vedevano così. E ne erano tanto convinti, che sulle donne in magistratura scese un diktat, superato solo nel 1963, quindici anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione.

E che dire di Giovanni Leone? Anche lui un padre costituente di rilievo e spessore. Eppure Leone, quando si trattò di discutere dell’impalcatura in Costituzione del sistema giudiziario, sosteneva che il pubblico ministero dovesse essere una sorta di super investigatore alle dipendenze del Ministro di Grazia e Giustizia. Mio Dio che orrore.

Opportuno ricordare che Giovanni Leone, nel 1971, diventerà il sesto Presidente della Repubblica. Ma ci sono stati anche Padri Costituenti che, in seguito, si son scordati dei principi da loro stessi fissati sulla Carta. È il caso di Luigi Einaudi, membro dell’Assemblea Costituente e secondo presidente della Repubblica. Insomma, non esattamente un pinco pallino qualunque. Eppure, nel suo ruolo di capo dello Stato, nonostante la presunzione d’innocenza scritta anche da lui a caratteri cubitali in Costituzione qualche anno prima, cadde nella tentazione di applaudire pubblicamente e di complimentarsi con gli inquirenti per l’arresto di un uomo sospettato di essere il mostro che aveva abusato e ucciso una bambina, Annarella, in un caso che aveva devastato l’opinione pubblica. Il risultato di quel pubblico plauso fu che l’uomo, tale Egidi, confessò sotto tortura, per poi ritrattare e venire infine assolto dalla Cassazione. E del vero responsabile, si persero le tracce.

Per non parlare poi dei princìpi che nella Costituzione originale mancavano. Uno fra tutti: le pari opportunità, esplicitamente inserite con una legge costituzionale solo nel 2003, riformando l’art. 51. Cioè, la Costituzione fondamentalmente è stata per più di cinquant’anni patriarcale. Mio Dio che orrore, bis.

Ma che la Costituzione debba essere aggiornata, modificata, se il caso anche stravolta, lo sapevano, nella loro saggezza, gli stessi Padri Costituenti, che non erano degli sprovveduti, ma degli uomini e delle donne lungimiranti e che non a caso, nel testo ci hanno lasciato le istruzioni per modificarla. Perchè sapevano benissimo che il mondo, le esigenze, possano cambiare, anzi cambiano sicuramente e che ciò che valeva a metà del 900, a fine secolo poteva rappresentare un problema.

Tutto questo per dire che va bene aver votato contro una riforma che non si condivideva, è stato giusto e legittimo farlo e in democrazia il popolo ha una parte fondamentale, ma attenzione al fideismo cieco, alla sacralità dei documenti a priori. L’evoluzione di un Paese, di una società, passa per il cambiamento: ci sta diffidare e pretendere che siano mani qualificate a toccare la Costituzione, questo lo posso capire, ma non cadiamo nella tentazione di creare un feticcio, un tabù, che magari può diventare in seguito pericolosamente strumentale. Altrimenti non si cambierà mai e quindi non ci sarà evoluzione. E questo al netto di chi propone di cambiare la Costituzione. Anche perché l’opinione sugli esponenti politici quasi mai è perfettamente trasversale. Magari ci mettono mano quelli di una parte e fanno schifo a quelli dell’altra e viceversa.

Insomma, detta proprio francamente: fra i tanti motivi validi e legittimi per dire No alla riforma, “giù le mani dalla Costituzione” è stata la boiata più grande e conservatrice che ho sentito in questi giorni, non prendetela a male, mi causava l’orticaria. Perché questo è un Paese che ha bisogno di riforme: ma se creiamo il mito sacro della Costituzione Vergine e Madre Immacolata, le riforme non si prenderà più nessuno la briga di farle e continueremo ad andare avanti, guardando indietro. E di solito, in questi casi, si va a sbattere.

Guglielmo Mastroianni, 25 marzo 2026

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