Da quattro anni e mezzo a questa parte ci si sveglia con due certezze che accompagnano l’altrettanto certo rito del caffè. La prima è che su Il Fatto Quotidiano troverai almeno un articolo che ti spiega come Putin abbia stravinto la guerra in Ucraina e che quindi è inutile e stupido, con quello che ci costa, continuare ad aiutare la resistenza di Kiev; la seconda certezza è che il popolare sito Dagospia ti annuncerà nel corso della giornata che il governo Meloni sta per cadere per via di clamorosi errori e faide interne alla maggioranza.
Da quell’inverno di quattro anni fa, eravamo nel 2022, sono passati 1640 giorni, quasi quarantamila ore, ma nulla di ciò è accaduto. Anzi. Putin, impantanato fin dall’inizio in una piccola porzione di Ucraina, ha battuto il record della guerra più lunga della storia della madre Russia: Stalin ci aveva messo di meno a piegare la Germania nazista, a prendersi Berlino e recuperare, a mo’ di trofeo, quel che rimaneva dei corpi di Adolf Hitler e della sua compagna Eva Braun.
Di più, non contento di aver lasciato sul campo un milione di giovani russi, Putin, che evidentemente non legge il Fatto Quotidiano – stando agli ultimi rapporti di fonti indipendenti – si è rintanato in un bunker ossessionato dall’idea di essere ucciso da un drone ucraino o spodestato dai suoi. Insomma, qualcuno dica a Travaglio e al professor Orsina di andare a Mosca a tranquillizzare il loro eroe invincibile, che lo aspetta un futuro radioso.
Stessa cosa vale per il governo Meloni che, incurante delle premonizioni e delle informazioni esclusive e riservate del mitico Roberto D’Agostino, nei giorni scorsi ha raggiunto il record del secondo governo più longevo nella storia della Repubblica e vede a portata di mano il traguardo del record assoluto, oltre a essere l’unica maggioranza della storia che, strada facendo, non solo non ha perso ma ha addirittura incrementato i suoi consensi rispetto alle elezioni che l’hanno insediata.
Certo, tutto può sempre succedere: né Zelensky né Giorgia Meloni possono dormire sonni tranquilli; a quei livelli e con la brutta aria che tira, il patatrac è questione di un attimo. Ma il peggio per loro sarebbe alzarsi una mattina e, sorseggiando il caffè per iniziare al meglio la giornata, leggere sul Fatto e su Dagospia che entrambi hanno un radioso futuro davanti a sé.
Lunga vita all’informazione libera e indipendente, libera e indipendente anche dalla realtà.
Alessandro Sallusti, 5 maggio 2026
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