Un estintore sulla nuca? Se sei un poliziotto, te lo devi mettere in conto. Altrimenti cambia mestiere. Non è una battuta di cattivo gusto pronunciata al bar, magari dopo qualche bicchiere di troppo. È, più o meno, il ragionamento affidato a Facebook da un dottorando di Fisica dell’Alma Mater di Bologna, all’indomani degli scontri che sabato hanno trasformato le piazze di Milano, Bologna e Torino in campi di battaglia.
La frase, riportata da diversi quotidiani, merita di essere letta per intero: «Se i poliziotti non vogliono più prendersi un estintore sulla nuca possono sempre cambiare lavoro. Nessuno li ha costretti a scegliere un mestiere da figli di puttana».
Avete letto bene. Non si tratta di una critica a una carica della polizia, di una contestazione all’operato di un agente o di una denuncia di presunti abusi. Qui si arriva a sostenere che chi indossa una divisa debba accettare il rischio di essere colpito da un estintore. E che, se la cosa non gli piace, possa tranquillamente cercarsi un’altra occupazione.
Il post del dottorando e gli scontri di Milano
Il riferimento è a quanto accaduto in questo fine settimana, quando -durante le manifestazioni contro il carovita- alcuni facinorosi hanno lanciato estintori contro gli agenti in tenuta antisommossa. Una giornata di violenze, barricate e danneggiamenti, con poliziotti feriti e decine di persone fermate. Qui la ricostruzione degli scontri nel centro di Milano.
Ebbene, mentre le immagini della guerriglia facevano il giro dei social, il dottorando bolognese ha pensato bene di prendersela non con chi lanciava oggetti contro gli agenti, ma con chi quegli oggetti rischiava di riceverli in testa.
Intendiamoci. La libertà di espressione vale anche per le opinioni più sgradevoli. E frequentare un’università non obbliga certo a condividere le posizioni del governo, della polizia o di chiunque altro. Ci mancherebbe. Ma tra il diritto di criticare le forze dell’ordine e il presentare un’aggressione potenzialmente gravissima come un normale inconveniente professionale passa una differenza enorme.
La reazione di Bignami e del rettore Molari
La vicenda è rapidamente diventata un caso politico. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, ha chiesto l’allontanamento del dottorando dall’università: «Un individuo così è incompatibile con l’università. E non c’è neanche bisogno di spiegare perché».
Durissima anche la risposta del rettore dell’Alma Mater, Giovanni Molari, che ha definito quelle del giovane «parole del tutto inaccettabili», annunciando l’avvio degli approfondimenti necessari e assicurando che l’ateneo farà quanto di propria competenza. Molari ha inoltre espresso solidarietà agli agenti feriti, auspicando che simili violenze non tornino a inquinare il legittimo dissenso democratico.
Da quando prendere un estintore sulla nuca è diventato un rischio da accettare senza lamentarsi? I poliziotti sanno di svolgere un lavoro pericoloso. Lo sanno quando indossano la divisa, quando intervengono durante una manifestazione e quando affrontano chi decide di trasformare una protesta in guerriglia urbana. Ma questo non significa che qualcuno abbia il diritto di aggredirli.
La libertà di manifestare non comprende quella di spaccare la testa a un agente. E il fatto che un poliziotto abbia scelto volontariamente il proprio mestiere non rende meno grave la violenza che subisce. Sembra una banalità. Evidentemente, anche all’università, ogni tanto serve ripeterla.
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