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Focus Assicurazioni - Seconda puntata

Polizze Salute, in azienda già vantaggi. E i costi diventano mini

polizze aziendali Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Dopo aver affrontato le difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale e quanto sia rilevante le prevenzione (qui il link alla prima puntata), nicolaporro.it prosegue questo focus in collaborazione con Unipol, analizzando il capitolo delle polizze integrative. La premessa strutturale è che nel 2024 la spesa sanitaria pubblica italiana ha superato il muro dei 138,8 miliardi, in crescita del 6% rispetto al 2023, e si stima che nei prossimi anni aumenti di altri 16 miliardi fino a sfiorare i 147 miliardi nel 2027. Una somma mostre anche per il nostro debito pubblico, a cui si affiancano le difficoltà delle famiglie a pagare le cure nel privato facendo quadrare le spese di casa con stipendi spesso fermi da anni ed erosi dall’inflazione.

Un salasso da 43 miliardi

Si calcola che gli italiani spendano 43 miliardi per curarsi, si tratta della cosiddetta spesa Out of Pocket” che si stima supererà 46,4 miliardi nel 2027.  Guadando in filigrana emerge poi che 20,7 miliardi, quindi poco meno della metà, è destinata a pagare servizi ambulatoriali, ossia visite mediche e specialistiche, servizi diagnostici e paramedici. In sostanza quello che spesso il Servizio Sanitario Nazionale non riesce a garantire in tempi rapidi: secondo Cittadinanzattiva si arriva fino a 730 giorni di attesa per una mammografia, fino a 365 giorni per una colonscopia, fino a 300 giorni per una prima visita cardiologica e fino a 230 giorni per una risonanza magnetica. Completano il mosaico della spesa 15,4 miliardi rivolti allacquisto di beni sanitari (come farmaci, prodotti medicali e attrezzature terapeutiche) e 5,4 miliardi per i  ricoveri in ospedale o in strutture di assistenza a lungo termine. Ad aggravare il quadro è poi l’elevata età media della popolazione: in Italia abitano più di 14 milioni di over 65 tra cui 4,5 milioni di ottuagenari, senza contare che, secondo l’Istat, quattro italiani su dieci accusano almeno una malattia cronica.

Per approfondire leggi anche: Perchè la prevenzione conviene agli italiani e al Paese

Le polizze nel welfare aziendale

Fermo restando la centralità del SSN sempre più italiani sono quindi convinti della necessità di valorizzare le sinergie con il privato. Da qui il ruolo svolto dalle polizze sanitarie nel garantire a tutti l’accesso alle cure, accorciando i tempi di attesa e favorendo l’accesso dell’intero nucleo familiare a controlli specifici. Il vantaggio aumenta ancora se le polizze sono inserite nel welfare aziendale. Giova infatti ricordare che sottoscrivere una polizza salute privata è molto più caro che non ottenerla come voce del welfare dalla società per cui si lavora. In particolare, si stima che nel caso di una polizza collettiva il costo per il datore di lavoro sia in media prossimo a 100-150 euro su base annua, mentre una polizza individuale può oscillare da un minimo di 200 euro a un massimo di 2mila l’anno a seconda del grado di copertura. Ben si comprende quindi perché la maggior parte degli italiani vorrebbe una polizza sanitaria che copra le visite specialistiche (49% degli intervistati), le cure dentarie (31%) e gli esami-accertamenti (28%).

Lavoratori a caccia di aziende attente al loro benessere

Sono  sempre di più le persone che desiderano lavorare in aziende che dimostrino di occuparsi del loro benessere, sia con stipendi adeguati che con altri benefit. In cima ai desideri, rivela uno studio condotto da Nomisma per UniSalute, ci sono proprio i servizi legati alla salute. Sono tuttavia ancora meno della metà le imprese italiane che prevedono forme di sanità integrativa per i dipendenti nel proprio piano di welfare, con il Sud Italia che arranca al 34% rispetto al  51% del Nord e al 49% del Centro. In particolare, tra i lavoratori che ancora non beneficiano della sanità integrativa, il 75% vorrebbero che venisse introdotta nella loro azienda. Chi invece già gode di una copertura sanitaria nel contratto di lavoro, apprezza soprattutto il rimborso delle spese per visite ed esami e le prestazioni riconosciute, ma solo il 41% dei lavoratori si dichiara veramente soddisfatto dellofferta di sanità integrativa della propria  azienda, a dimostrazione che esiste ancora un ampio margine di miglioramento.

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