“Possibile ci sia l’audio”. Il Quirinale e il mistero della mail anonima alle redazioni

Il Giornale rivela che una segnalazione simile era arrivata anche ad altri quotidiani. Ma La Verità conferma: "C'è una fonte molto vicina a noi che ha sentito tutto"

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belpietro

Si colora coi contorni del mistero il caso del retroscena pubblicato da Maurizio Belpietro sulla Verità di ieri e che ha scatenato la lite tra Fratelli d’Italia e il Colle. Stando a quanto scritto in un pezzo dal Giornale stamattina, infatti, la rivelazione di quella conversazione di Francesco Saverio Garofani sarebbe stata inviata a diverse redazioni da un tal “Mario Rossi” (nome probabilmente di fantasia) e spedita dall’indirizzo stefanomarini@usa.com.

“Il retroscena scritto dal direttore Maurizio Belpietro – scriveva Scafi stamattina – è corredato da un articolo firmato Ignazio Mangrano che corrisponde a un testo spedito il giorno prima a vari giornali da un tal Mario Rossi. Viene riportata una conversazione di Garofani. Frasi ascoltate ‘di straforo’ durante ‘un incontro conviviale in un locale pubblico’. Il consigliere viene descritto preoccupato del fatto che Giorgia Meloni, vincendo le politiche del 2027, arriverebbe poi al Quirinale. ‘Speriamo che cambi qualcosa prima delle prossime elezioni. Io credo nella Provvidenza, basterebbe una grande lista civica nazionale ma un anno e mezzo non è sufficiente. Ci vorrebbe uno scossone'”.

Da qui il patatrac che conoscete. Galeazzo Bignami chiede una smentita a Garofani. Il Colle se ne esce con una improvvida nota per esprimere tutto lo “stupore”. Belpietro conferma lo scoop. E infine oggi Sergio Mattarella e Giorgia Meloni si vedono, chiariscono, anche se da Palazzo Chigi trapela l’irritazione per le posizioni del consigliere Garofani, ovvero colui che avrebbe potuto chiudere la partita subito smentendo le ricostruzioni o scusandosi, senza trascinare il Quirinale nell’agone politico.

Ma quindi chi è questa fonte? E davvero nasce tutto da una mail anonima arrivata a diverse redazioni? “Si assumono la responsabilità di quello che dicono – replica Massimo De Manzoni, condirettore della Verità – Pensa che avremmo fatto tutto questo sulla base di una lettera anonima? E se fosse vero, come mai il Giornale non c’è andato dietro? Assolutamente non è un Mario Rossi. Temo ci sia un pò di invidia in quel pezzetto del Giornale“.

Fatto sta che ora sui giornali, soprattutto quelli di sinistra, è partita una sorta di caccia alla talpa. Il sottotesto sarebbe questo: la Verità ha pubblicato una mail inviata da chissà chi a tanti quotidiani, senza verificarla. Il che, però, è un tantino scorretto. Intanto perché il suddetto Garofani stamattina ha di fatto “confessato” di aver avuto quella conversazione, e di aver pronunciato quelle parole, pur rubricando il tutto a “chiacchiera in libertà tra amici”. Poco importa tuttavia di fronte a chi l’abbia detto: resta il fatto che la notizia è vera, non essendoci smentita bensì conferma.

E infatti dal canto suo La Verità non fa passi indietro. “È possibile” che ci sia una registrazione delle parole di Francesco Saverio Garofani, ha detto Massimo De Manzoni, condirettore del quotidiano, ospite di Un giorno da pecora. Sul come siano state carpite le conversazioni, il condirettore ha spiegato che il dialogo è avvenuto “in un ristorante” e che “c’era qualcuno di molto vicino a noi che ha sentito che parlava“. Al tavolo, come ha spiegato stamattina Belpietro, c’erano politici, funzionari di Stato e “sportivi professionisti”. “Intanto diciamo che Garofani ha fatto un’intervista al Corriere della sera e ha confermato tutto quello che abbiamo scritto“. L’avrà anche definite chiacchiere da bar, ma in effetti nel suo colloquio col Corsera non ha mai affermato che quelle chiacchiere erano state riportate in maniera scorretta.

Per quanto riguarda la firma dell’articolo di Ignazio Mangrano, comparso ieri al fianco di quello di Belpietro, De Manzoni fa sapere che “è un nom de plume” necessario “per coprire le fonti”. C’è quindi davvero un piano per fermare Meloni? “Garofani non lavora in pizzeria, ma al Quirinale – ribadisce il condirettore – La conferma è stata il comunicato di ieri del Quirinale, se lo si legge si capisce che è il Quirinale che reagisce. Non è neanche Mattarella in sé, è l’apparato che sta intorno a Mattarella. È talmente evidente che quel comunicato è un autogol pazzesco, nel momento in cui veniva fatto quel comunicato Garofani ammetteva che è tutto vero”.

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