
Carissimi tutti, quale Natale si avvicina? A quale Natale ci stiamo preparando? Mi sono posta più volte, in queste settimane, queste domande perché, senza volermi unire al corodei tanti profeti di sventura, avverto sempre più come sia divenuto compito necessario e urgente fare chiarezza su tutto, anche su ciò che, fino a qualche anno fa, era scontato.
Cosa è il Natale? Il Natale è il giorno in cui si ricorda l’evento che ha cambiato la storia dell’umanità, non fosse altro perché contiamo gli anni a partire da quell’evento: la nascita di Gesù Cristo, per chi crede il Figlio di Dio, da una donna, Maria di Nazareth, in una gelida spelonca delle alture di Betlemme. Questo è il Natale.
Cosa è, invece, divenuto il Natale? Il Natale è divenuto il pretesto, uno dei tanti, dapprima per fare feste, di ogni tipo, che con la gelida spelonca di Betlemme nulla hanno a che spartire, poi è diventato il pretesto, uno dei tanti, per il trionfo del consumismo, ultimamente è divenuto il pretesto, uno dei tanti, per polemiche divisive e ideologiche che hanno trasformato il Natale nel non natale: il presepe è stato eliminato, poi è stato reintegrato a patto che diventasse un presepe inclusivo e simbolo di tutte le ideologie e degli errori da esse derivanti: il presepe senza volti, il presepe gender, il presepe solo maschile, il presepe solo femminile e via discorrendo.
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Queste interpretazioni distorte confondono e allontanano i nostri giovani dalla verità. Dovrei scrivere verità con la maiuscola, perché per me quel bambino è il Figlio di Dio. La Verità vi farà liberi. Ma la mia Verità non è tale per tutti.
Eppure, siccome tutti hanno il diritto di avere le proprie idee e il dovere di non imporle sugli altri, la verità da dire ai nostri giovani è che il Natale è un evento che dovrebbe indurre tutti, credenti e non credenti, a volare alto, ad avere grandi ideali, a non svilire tutto mediante lo stravolgimento del significato.
Per inciso: il presepe è inclusivo fin dalla sua origine, visto che i primi adoratori del Bambino di Betlemme furono i pastori, ossia gli ultimi della società, spesso briganti o così considerati. Perché allora proprio loro furono i primi adoratori? Perché l’attenzione viene puntata su di loro? È un dato di fatto. La risposta è che Dio guarda all’uomo, perché il Natale è l’occasione propizia per guardare a questa umanità che deve considerare la propria semenza: fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza.
Quel Bambino divenuto adulto chi scelse come capo degli Apostoli e della sua Chiesa? Il discepolo più amato? No. Quel Bambino scelse l’apostolo dalle caratteristiche più umane, quello capace di confessare la propria fede, con un genuino impeto del cuore, nel potente scambio tra lui ed il Maestro, a Cesarea di Filippo, quello del triplice rinnegamento, quello che piange amaramente – le lacrime sono la prova di un cuore sincero – , quello che si getta in mare e va verso il Maestro apparso a Tiberiade dopo la sua Risurrezione. Questa è la nostra umanità.
Carissimi, il mio augurio per questo Natale è quello che possiate vivere nella verità e nella consapevolezza di ciò che l’uomo è. Mi piace ricordare una frase di Chesterton che avevo letto anni fa, ai tempi del mio noviziato: “Il cristianesimo vede l’uomo come una statua divina caduta e spezzata ma sempre opera dello Scultore perché il peccato non cancella l’impronta di Dio”. Ecco, nel nostro impegno quotidiano noi dobbiamo, a tutti i livelli, ricordare che siamo creature, quindi limitate, quindi non onnipotenti, non nate per caso ma chiamate a compiere grandi progetti di bene.
Se sbagliamo, l’errore non deve essere la pietra che impedisce di proseguire il cammino ma occasione per riflettere e non commetterne altri. Quante fragilità della nostra epoca sarebbero facilmente superate (o non sorgerebbero proprio) se tutti fossimo consapevoli della verità della nostra umanità!
A questo noi dobbiamo puntare, non in quanto credenti bensì in quanto uomini che vivono drammi personali e comunitari causati dal delirio di onnipotenza che porta, tra le diverse conseguenze, anche all’ardire di stravolgere il significato del Natale.
Carissimi, è chiaro che il Natale porta con sé la giusta idea della festa, dello scambio di piccoli doni, delle luci, del pranzo in famiglia: sono aspetti bellissimi, tradizioni che vanno mantenute e che nulla hanno a che vedere con lo stravolgimento del significato del presepe.
Abbiamo il coraggio di dire le cose come stanno, nel sacro rispetto che si deve ad ogni persona e nella ferma condanna di ogni ideologia che vuole dominare le nostre menti e soprattutto quelle dei più giovani così spesso privi di mezzi per comprendere i pericoli che derivano da certe ideologie e da certi comportamenti.
La Santa Famiglia di Nazareth ci aiuti a comprendere il valore della nostra umanità, del nostro essere creature chiamate a farsi carico dell’altro.
Auguri di buon Natale! Con preghiera, riconoscenza e stima,
Suor Anna Monia Alfieri, 25 dicembre 2025
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