Cronaca

Prima Milano, ora Torino: polizia accerchiata in strada

Dopo l’investimento di un sospetto pusher, circa 70 persone si riversano contro gli agenti. La Fsp denuncia la presenza di antagonisti

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A Torino mancava soltanto questa: la presunta saldatura tra gli ambienti dello spaccio e quelli dell’antagonismo. A denunciarla è la Fsp Polizia di Stato dopo la notte di tensione in corso Principe Oddone, dove un giovane sospettato di essere un pusher è stato investito da un’auto mentre, secondo la ricostruzione degli investigatori, cercava di sottrarsi a un controllo antidroga.

La vicenda, raccontata da Torino Cronaca, comincia intorno alle 22.30. Il giovane, di origini nordafricane, avrebbe tentato la fuga attraversando la carreggiata e sarebbe sbucato improvvisamente dai cespugli che dividono le corsie. Una Ford, con a bordo due fratelli, non sarebbe riuscita a evitarlo. L’impatto è stato violentissimo e il ragazzo è stato trasportato in codice rosso al Cto.

Fin qui un grave incidente durante un’operazione di polizia. Il problema è quanto accaduto subito dopo. Secondo Luca Pantanella, segretario generale provinciale della Fsp Polizia di Stato di Torino, gli agenti si sarebbero trovati davanti a vere e proprie «scene da guerriglia urbana». Una folla di circa settanta persone avrebbe circondato i poliziotti e le pattuglie della Polizia locale intervenute per i rilievi.

E qui arriva il dettaglio politicamente più esplosivo. «Un dato in particolare deve far riflettere: di questi 70 facinorosi circa 50 erano africani legati agli ambienti dello spaccio e 20 erano antagonisti provenienti dai centri sociali. Una saldatura pericolosissima contro le divise», denuncia il segretario provinciale Pantanella.

Il punto è che Torino non è nemmeno un caso completamente isolato. Soltanto pochi giorni prima, la sera del 31 agosto, a Milano una Volante aveva inseguito e fermato uno scooter con a bordo due diciottenni che non si sarebbero fermati all’alt. In via Campo dei Fiori, nei pressi di piazza Prealpi, una ventina di persone, in gran parte amici dei ragazzi, aveva circondato gli agenti. Il parapiglia aveva richiesto l’intervento di otto volanti: due poliziotti erano rimasti feriti, mentre il bilancio finale era stato di tre arresti e tre denunce.

Due città diverse, situazioni diverse e nessuna sovrapposizione automatica tra i protagonisti. A Milano, infatti, non emerge il coinvolgimento di antagonisti o centri sociali. Ma la scena di fondo comincia a essere curiosamente familiare: la polizia interviene, qualcuno viene fermato e in pochi minuti spunta un gruppo pronto a fare massa attorno alle divise. A Torino, secondo la Fsp, il salto di qualità sarebbe ancora più inquietante, perché accanto agli ambienti dello spaccio sarebbero comparsi anche una ventina di antagonisti.

Naturalmente saranno gli accertamenti a ricostruire nel dettaglio chi fosse presente e quali responsabilità abbia avuto. Ma se il quadro denunciato dal sindacato di polizia venisse confermato, qualche domanda bisognerà pur farsela. Perché una cosa è manifestare, occupare spazi, contestare il governo o sventolare qualche bandiera rivoluzionaria. Altra cosa sarebbe finire a fare massa attorno agli agenti durante un intervento in una delle zone dello spaccio torinese.

La Fsp non usa mezzi termini e chiede anche lo sgombero dello Spazio Neruda. «Questa insicurezza dilagante è il frutto avvelenato di anni di tolleranza verso l’illegalità diffusa», sostiene Pantanella, secondo cui quanto accaduto dimostrerebbe «il legame evidente che unisce il degrado delle piazze di spaccio, il business dell’immigrazione clandestina e la presenza di zone franche in città».

Parole durissime, certo. Ma il punto politico resta. Corso Principe Oddone non è diventato improvvisamente problematico ieri sera. È da tempo una delle aree più delicate di Torino sul fronte dello spaccio. I controlli si moltiplicano, i residenti convivono con una situazione sempre più difficile e gli agenti sono chiamati ogni giorno a intervenire in un contesto che può degenerare in pochi secondi.

E allora il solito racconto romantico dell’antagonismo come allegra ribellione giovanile comincia a mostrare qualche crepa. Se davvero una ventina di persone riconducibili ai centri sociali erano lì, in mezzo alla folla che secondo la Fsp accerchiava le divise, sarebbe interessante capire cosa ci facessero. Solidarietà politica? Curiosità? Contestazione della polizia? Saranno gli accertamenti a dirlo.

Perché una città normale può discutere di tutto. Può discutere di immigrazione, di sicurezza, persino dell’utilità dei centri sociali. Quello su cui dovrebbe esserci poco da discutere è che quando la polizia interviene non può trasformarsi nel bersaglio di gruppi che accorrono a fare quadrato contro gli agenti.

È successo a Milano. Secondo la Fsp è successo, con caratteristiche ancora più preoccupanti, a Torino. A furia di considerare ogni episodio un caso isolato, il rischio è accorgersi troppo tardi che gli episodi isolati cominciano a essere parecchi. E a quel punto chiamarlo problema non dovrebbe essere più un gesto di estremismo.

Massimo Balsamo, 3 settembre 2026

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