La Ripartenza

Prodotto, community e identità: il valore della marca per restare ai vertici

La quarta tavola rotonda della Ripartenza 2026: lo stato di salute e le prospettive del mercato del lusso

Quarta tavola rotonda
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Nell’ambito de La Ripartenza di Nicola Porro, i massimi esponenti del settore si riuniscono per analizzare lo stato di salute e le prospettive del mercato del lusso da un punto di vista nuovo e diverso, innovativo e illuminato, incentrato sempre e comunque sulla qualità del prodotto, volto alla costruzione di una community.

“I consumatori sono cambiati e l’energia e l’emozione che devi dare al consumatore sono diverse rispetto a una volta. La community sono le persone che danno valore a una marca: i prodotti sono fondamentali ma la marca è importante tanto quanto e serve ad attrarre la community”, ha dichiarato Remo Ruffini Presidente e AD Moncler, sottolineando che come azienda cercano “di comunicare e di attrarre per comunicare con il consumatore perché siamo i più piccoli tra i più grandi ma i più grandi tra i più piccoli, non ho i miliardi di budget”.

Quel che è importante, ha aggiunto, “sono i valori: il valore di una marca è parte integrante di un prodotto. Se riesci a comunicare dei valori credo che il valore della marca che riesci a comunicare fa una grandissima differenza”. La comunicazione e la community sono i pilastri su cui si fonda l’anima di Moncler, perché “diamo emozione alla marca”, comunicare i valori aiuta “ad alzare il percepito della marca”. L’idea del lusso per Ruffini è che non esiste ma “va interpretato da azienda ad azienda”. Il lusso, ha spiegato, è “una parola sfruttata che non mi comunica niente, credo sia come accogli un cliente, come sai trattare la community. Lusso è saper parlare e saper ascoltare cosa il consumatore vuole comunicare e come attrarlo”.

Il concetto di community è stato affrontato anche da Ilaria Resta, CEO di Audemars Piguet, la quale ha spiegato che anche la sua azienda lavora per crearla. “Serviamo 35mila clienti l’anno, che sono pochi in un contesto in cui la domanda sarebbe significativamente più alta”, ha detto nel corso dell’intervista, durante la quale è emerso che ci sono 3 diverse community di riferimento per il marchio: “Ci sono i clienti e a ogni cambio generazionale ripartiamo da zero; poi ci sono gli appassionati, che non necessariamente comprano ma si avvicinano all’orologeria, che educhiamo e ai quali parliamo; poi ci sono i futuri artigiani, dobbiamo attrarre ragazzi che usano poco le mani nelle scuole ma che dovranno essere abili per costruire, ho bisogno di un orologiaio che spenda 7 o 8 anni per imparare a usare una vite invisibile. Li troviamo perché sono persone con una devozione incredibile che escono dalle scuole tecniche della Svizzera e dalla Germania, meno dall’Italia”. Durante l’incontro ha anche spiegato che per continuare a essere ai vertici del settore “conta il rispetto della storia: se dopo 150 anni siamo qui è perché abbiamo seguito una linea, rispettato il seme piantato dalla famiglia fondatrice. Abbiamo conservato quello ma non ci siamo fermati qui: tradizione significa guardare avanti e ispirarsi al passato, anche osando”. Tutt’oggi, da Audemars Piguet “nessun orologio esce dalla fabbrica senza essere stato toccato e decorato dall’uomo, anche i componenti che non si vedono”.

Claudio Luti, presidente di Kartell S.p.A., nel suo intervento ha posto il focus su marca e prodotto, che “sono le cose su cui lavoriamo tutti: avere l’emozione di creare un prodotto innovativo”. Kartell, che è uno dei brand di design italiano contemporaneo più noti “quando ha offerto un prodotto industriale ha avuto la possibilità di usare i più bravi designer del mondo”, incluso Philippe Starck, una delle firme più affermate. Luti è stato anche presidente del Salone del Mobile e dal palco della Ripartenza ha ricordato a tutti gli operatori del Made in Italy che “bisogna stare assieme” e che proprio il Made in Italy “col Salone del Mobile ha creato un valore enorme per tutti i brand ed è stato un grande aiuto per l’esportazione, che bisogna salvare e non perdere. Abbiamo la fortuna di avere una grande filiera in Italia, di grandi aziende che partecipano. Bisogna pensare di stare assieme e trovo che il Salone del Mobile dovrebbe rafforzarsi in certe direzioni perché ci sono 60 anni e più di lavoro, ma scendere è un attimo”.

Franco Lodige, 12 febbraio 2026

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