
Buongiorno dott. Porro, sabato 29 novembre u.s.: ore 10,00; Milano, scuola primaria Moscati, festa Natalizia. Siamo ad un passo dall’Arena di Milano, forse la zona più caucasica rimasta in città. 180 ragazzini presenti ai quali si aggiungono i genitori. La spensieratezza c’è: anche un pò di rottura di coglio**, diciamoci la verità. Sulla noiosità dei saggi natalizi dei figli ci hanno fatto pure una pubblicità che trovo persino balsamica. O sono un pessimo genitore (probabile) o forse ho ancora qualche traccia di buon senso.
Ma vengo al punto.
Il professore di musica – che dirige l'”orchestra” e il coro di tutti i 180 bambini – preannuncia che la canzone natalizia preparata sarà in palestinese: una canzone palestinese, sui bambini palestinesi, cantata in arabo.
È successo.
Così com’è successo che abbia scritto alla mia ex moglie dicendo che mi sarei rifiutato di filmare e che me ne sia uscito a fumare una sigaretta (elettronica, non un narghilè). Ovviamente la risposta della mia ex moglie è stata: ma perché, sei filo-israeliano? Non è difficile comprendere la reazione. Forse.
È intollerabile che siano stati utilizzati da un professore 180 bambini come strumenti per il proprio credo politico. Per Natale?! In arabo?! Vicino alla Arena civica di Milano, con studenti milanesi o quantomeno italiani, e con tutte le caz** di canzoni natalizie che abbiamo?
Non dico di avere l’intuizione di utilizzare una canzone della Vanoni, magari, milanese, intramontabile cantante che ci ha appena lasciati. Non pretendo questo. Ma la canzone cantata in arabo da 180 ragazzini ignari di che cosa caz*** sia la Palestina (come quasi tutti gli adulti, me compreso)… quello no.
Ovviamente il risultato è stato quello di utilizzare una canzone araba per la pace con il risultato di dividere anziché di unire. Trovo personalmente il comportamento del professore, prima ancora che intollerabile, ingiusto.
INGIUSTO nel senso letterale del termine: contrario ai principi di giustizia (morali e forse anche costituzionali). Avrei scritto molto di più, ma mi trattengo (forse sono già stato troppo prolisso).
Grazie per avermi ascoltato e per essere un punto di riferimento di buon senso in un mondo e in un paese popolato da persone, in massima parte, inaffrontabili.
Lettera firmata
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