
Nel Pd – più in generale nel campo largo – si respira aria di resa dei conti. Non perché Elly Schlein abbia cambiato qualcosa, anzi: perché continua a fare ciò che fa sempre. Cioè nulla. Mentre intorno a lei il centrosinistra esplode come un vecchio pallone bucato, la segretaria dem sceglie il registro preferito: il silenzio. Un silenzio che, per i suoi, dovrebbe essere strategico. Per i suoi critici, invece, è la prova provata che la guida del Nazareno sta sfuggendo di mano.
Il professor Romano Prodi ricorda che il famoso campo largo è “ancora in fase di costruzione”. Tradotto: non esiste. Non ancora, almeno. E lo dice proprio mentre la Schlein continua a inseguire l’unità con Giuseppe Conte, quello stesso Conte che sul conflitto russo-ucraino ha appena sparato bordate che hanno mandato nel panico mezzo Pd. Le parole del leader M5S sull’Ucraina sono ormai note: “L’Europa è completamente disorientata […] hanno scommesso sulla vittoria militare […] lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti”. Una posizione che ricalca quella di Matteo Salvini. Per la minoranza riformista, un affronto.
Il senatore Filippo Sensi scrive di aver letto una nota “che pensavo fosse di Vannacci o Borghi. Sbagliavo”. L’eurodeputato Giorgio Gori rincara, con sarcasmo: “Ma sì, lasciamo che sia Trump a condurre il negoziato… Facciamo anzi che siano i russi a fissare direttamente le condizioni”. Insomma, la solita guerra interna. Il responsabile Esteri Peppe Provenzano prova a mettere ordine ricordando che “la Russia sia l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito”. Ma glissa su Giuseppi: meglio non irritare il partner di una possibile alleanza. In fondo, si sa: il Pd non litiga mai… tranne quando litiga sempre.
E mentre il Pd si arrotola nella sua stessa dialettica, il centrista Carlo Calenda affonda il coltello. Prima accoppia Conte e Salvini definendoli “una coppia naturale nel solco del duo Trump-Putin”. Poi, nell’intervista al Foglio, spara ad alzo zero su Schlein: “completamente assente”, “non sta dicendo nulla su quello che accade”, “sudditanza totale verso il Movimento 5 Stelle”, “inappropriata” a correre per Palazzo Chigi. Una raffica. Che però fotografa ciò che molti dem pensano ma non dicono.
Il Professore interviene di nuovo, ricordando che Meloni “si è investita da sola” come candidata premier, mentre il centrosinistra perde tempo a discutere di primarie e leadership: “Un’alleanza va preparata con un programma e con idee comuni”. Ora come dire che nel campo largo le idee comuni non si intravedono nemmeno col lanternino. In questo caos, Schlein – dicono – si consola con l’ingresso nella sua maggioranza di Stefano Bonaccini. Una mossa che però infastidisce molti riformisti, convinti che la segretaria stia blindando l’Assemblea di domenica per evitare un vero confronto. Ma la linea della leader resta immutata: lasciar sfogare chi critica, aspettare che si logorino da soli.
Leggi anche:
C’è poi la sorpresa. Secondo il sondaggio YouTrend per SkyTg24, alle primarie del campo largo Schlein sarebbe sì in testa con il 31%, seguita da Conte al 29%. Ma subito dietro – ed è qui che l’aria cambia – compare Silvia Salis. La sindaca di Genova incassa un notevolissimo 28%. Non un dettaglio: mentre i big litigano, gli elettori guardano altrove. E gli altri? Antonio Decaro è al 9%, Gaetano Manfredi al 3%. Numeri che dicono molto: nel caos del centrosinistra, persino i nomi fuori dal solito teatrino cominciano a piacere di più.
La sensazione è chiara: il sistema di Schlein scricchiola da ogni parte. Attacchi interni, stoccate esterne, Prodi che bacchetta, Conte che devia, Calenda che affonda, e un elettorato che guarda con crescente curiosità a figure nuove come Silvia Salis. Alla fine, la domanda è una sola: quanto può reggere ancora la leadership di Elly Schlein senza dire una parola?
Franco Lodige, 11 dicembre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).