Qui al bar siamo scioccati. Come Emanuele Fiano: “Impedire a una persona di parlare è fascismo. L’ultima volta che hanno espulso un Fiano da un luogo di studio è stato nel ’38, con mio padre”. Il presidente di Sinistra per Israele – Due Popoli due Stati ha commentato così i fatti di Ca’ Foscari a Venezia, dove i pro Pal hanno interrotto un incontro con lui in ateneo, con slogan e cartelli antisionisti.
E sono proprio questi cartelli a spingerci a domandarci se, come ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, tirare fuori il fascismo non sia un azzardo. Sul lenzuolone con la scritta “Fuori i sionisti dalle università”, infatti, campeggiavano falce e martello.
Ora, noi comprendiamo il senso delle parole di Fiano, che è stato deputato del Pd ed è figlio di un ebreo deportato ad Auschwitz, il solo sopravvissuto della famiglia al campo nazista. Capiamo e condividiamo: uno dei crimini del fascismo fu proprio la persecuzione degli ebrei; uno dei suoi disvalori fu proprio negare la libertà di esprimersi e financo di parlare agli indesiderati. Ma forse è arrivato il momento di dare pane al pane e vino al vino. Di riconoscere che l’odio e la prepotenza non sono un’anomalia esogena della sinistra, una contaminazione dall’esterno, ma a volte ne sono parte integrante. Come nel caso dei pro Pal che esibiscono la falce e martello.
Troppo comodo, se no, vedere il fascismo ovunque. Forse è ora di chiamare questi signori col loro nome: comunisti. E anche fuori tempo massimo.
Il Barista, 28 ottobre 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


