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Pure le quote rosa menano! Come si picchiano le onorevoli deputate

ll mito della parità di genere crolla davanti ai fatti: che sia in Italia o in Messico, anche il gentil sesso non ha niente di gentile

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messico parlamento

Ma chi l’ha mai detto, ma dove sta scritto che il potere “in rosa”, i parlamenti in rosa garantirebbero misura, saggezza e soprattutto gentilezza? Vedete che è successo in Messico, dove una occasione qualsiasi, il voto sull’abolizione di un istituto per la trasparenza, è degenerato in un catfight istituzionale con le signore a pestarsi come la canapa, capelli tirati, artiglieria d’artigli, sputi, morsi.

C’è il video su Repubblica, non più di Elkann ma di Platone il greco: i maschi a prenderle o a cercar di sedare, le donne rosa, come la canzone di Pippo Baudo, che cercano d’ammazzarsi, delle furie, delle erinni scatenate. Eh, ma se il mondo fosse in rosa però. Questa boiata delle quote rosa ha già 15 anni per le aziende e 10 per il potere, per la politica, remember Rosatellum, alzi la mano chi ci ha visto il più pallido segnale di progresso: ad essere raccattate sono spesso e sempre più spesso certe ceffe che non invidiano niente ai maschi, veri, presunti o percepiti: le vediamo al tigì, ai talk show, e c’è da chiedersi da dove sono uscite, ed è meglio non azzardare risposte.

Una vera parità nello squallore e nella volgarità. Ma, sapete, stavano (e stanno, continuano) tutte a sbomballare i cabasisi, gente del calibro di Gabanelli e Murgia, e tutto il carrozzone ipocrita dietro, le donne sono migliori perché sono donne, perché non fanno le guerre, sono razionali però sensibili però fantasiose però concrete però visionarie però pratiche però merda.

Poi è arrivata la faccenda della percezione a mettere in crisi la solfa infinita: e adesso se vuoi risultare un politico con i controcoglioni ti basta presumerti femmina. Vaglielo un po’ a dire ai messicani, anzi le messicane. “E allora gli uomini?”. Ma è proprio questo il punto, che non c’è differenza, che la presunta leggiadria femminile è una leggenda tipo Hamas forza di pace. Più in generale, si può osservare, ma lo ripetiamo fin troppo, che la percezione che il potere ha di se stesso risulta ormai svaccata, una dimensione calata per diritto divino che assicura solo vantaggi e non richiede più nessun senso di responsabilità, nessun obbligo, tanto meno di decenza.

Il politico/a si sente una divinità, sa che per, quanto possa venire maledetto, più le cose vanno male e più la quota di potere che rappresenta lo trasforma in bene rifugio, ultima spes, poi in un Paese storicamente servile come questo… In altre parole, peggio si sta e più il parassitismo cresce: e chi fa politica campa tranquillo, servito e riverito.

C’è un tariffario informale: fino a 150mila euro per comprarsi una elezione regionale, dal doppio al triplo per un posto in Parlamento: molti si indebitano come per un investimento, tanto poi ammortizzano alla svelta.

Chi è dentro è dentro e non esce mai davvero, chi è fuori mendica: come aspettarsi altro che questa sorta di arroganza fuori controllo, questa sindrome da marchese del Grillo? Una come Ilaria Salis, europrivilegiata per miracoli acquisiti, e ingiusti, può fotografarsi, da parvenu subito normalizzata, mentre irride non i facoltosi ztl che l’hanno votata quanto i poveracci che dovrebbero sentirsi proletariamente rappresentati, tutelati da una così: “Qui c’è sempre il sole”, con Bruxelles sullo sfondo e una mansardina in lontananza che fa tanta gola occupare. Nostra signorina dei centri sociali, ormai un ricordo di gioventù, tipo giovani marmitte, sfoggia un cappottino nuovo, diolafulmini, pare il cashmirino di Zanobetti di mascettiana memoria e in questa apparente svagatezza narcisistica si nasconde tutta la ybris della neopotente passata dai proclami violenti alla douce de vivre. Oggi le ragazzine cominciano a sognare di essere lei, non più Chiara Ferragni. Che bella la politica rosa.

Le potenti in rosa schocking, ma delle volte sciocche non più dei dei portatori di palle ma neanche di meno, sono l’ennesima pagliacciata woke ma ormai hanno preso piede e se uno si azzarda a contestarne la fondatezza in termini di logica, di equità in base al merito, rischia la visita della Digos alle 5 del mattino.

Le scatenate messicane si prendono a testate nelle tette? Che vuoi che sia, colpa del patriarcato. Ma per quella scenetta parlamentare da cavalcata delle walkirie ci sarebbe stato bene proprio un sottofondo apocalittico wagneriano: “Me la so’ guardata… Manco er sangue, m’hai fatto uscì. J’ho detto in guardia, ah cornuta! J’ho dato un destro in bocca, j’ho spappolato le mucose, frantumato er setto nasale: m’è cascata come Gesùcrista. J’ho urlato arzate ah cornuta arzate! Nun s’è arzata. Piena de sangue, per tera, a ettolitri. Me so’ sistemata er tailleur, è arrivata ‘na collega, ch’è successo m’ha chiesto… Gnente… due de opposizione. Nnamo a comprà le scarpe alla Avenida sulla 5th Avenue a Playa de Carmen”.

Adelante! Pure da noi non è che stiamo messi meglio, quanto meno a livello verbale: son sempre di più le gentildonne a trascendere, sarà anche che, nella totale morbidezza, oramai sono loro a maneggiare il bastone (e qualche volta il manganello, più o meno retrattile) del comando: capa del Governo, capa dell’opposizione, ministre, vertici manageriali di Stato, ai Servizi segreti, nelle amministrazioni pubbliche e locali, eccetera. Infiniti eccetera.

Niente di male, intendiamoci, anzi tutto bene: basterebbe solo farla finita col pianto greco delle discriminate,  Basterebbe una buona volta muccarla lì con le cretinate sulla parità di genere da social e da giornale progressista in svendita, “avere così poche donne al governo è espressione dell’arretratezza del Paese”. No, la mediocrità di uomini & donne, quella segna l’arretratezza di un Paese. E una Thatcher, una Golda Meir, non si trovano sotto l’albero.

E non basta ritirare premi, egide alla memoria se poi l’approccio è il solito, diametralmente opposto, genuinamente italiano: tassare tutto quel che si muove, continuare a nutrire la Bestia per mantenere non un Paese ma un regime, spartito, condiviso da tutt* e tutt* perché il potere, come il denaro, non ha odore e non ha neanche sesso. E men che meno stile, educazione, scrupolo, misura.

Max Del Papa, 17 dicembre 2025

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