La guerra in Ucraina

Putin annuncia l’annessione. La mossa di Zelensky

Ufficiale l’ingresso nella Federazione di quattro regioni ucraine. Sale la tensione per l’arma atomica

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Era già stato annunciato nella giornata di ieri. Alle 14 di oggi, Vladimir Putin ha tenuto un discorso davanti ai deputati della Duma, ai ministri ed alle autorità militari russe, tutti riuniti al Cremlino. L’aspetto cruciale dell’intervento ha riguardato il riconoscimento delle quattro regioni, Donetsk, Lugansk, Zhaporizhzhia e Kherson alla Federazione, proprio i territori che, in questi lunghi mesi, hanno rappresentato il principale teatro di scontro tra gli invasori e le forze di resistenza ucraine.

Già nei giorni scorsi, il portavoce della presidenza, Peskov, aveva dichiarato il pieno appoggio di Mosca ai quesiti referendari indetti, che richiedevano il distacco dal controllo di Kiev, in nome della proclamazione delle quattro repubbliche autonome. Ed il messaggio era stato chiarissimo: qualsiasi attacco, nei confronti delle regioni neo-annesse, si sarebbe tradotto in una lesione della sovranità territoriale della Russia. In poche parole: se un missile occidentale, utilizzato dagli ucraini, avesse sorvolato i cieli del Donbass, Putin sarebbe stato disposto ad aprire un conflitto mondiale a tutti gli effetti.

Putin contro gli Usa

Nel pomposo discorso di oggi pomeriggio, tenuto nella Sala San Giorgio del Grande Palazzo, il leader russo ha ribadito i toni battaglieri nei confronti dell’alleanza atlantica: “Gli Stati Uniti vogliono trasformarci in una colonia“; “hanno paura della nostra cultura”; “i nostri avversari non capiscono che il nostro popolo non vorrà mai vivere sotto il comando dello straniero, non capiscono che la Russia ha risorse naturali incredibili”. E arriva un messaggio rivolto anche a Kiev: “La Russia è pronta al negoziato, a patto che l’Ucraina cessi le ostilità”. Le quattro regioni in questione, ovviamente, non saranno oggetto di trattativa.

Ma non finisce qui, nel corso del suo discorso durissimo, Putin ha imputato la responsabilità americana anche per le tre esplosioni, avvenute lunedì scorso, ai gasdotti Nord Stream 1 e 2, nel Mar Baltico. Sin dall’inizio, i governi danese e svedese avevano puntato sulla pista del sabotaggio, insieme allo scoop del quotidiano tedesco Tagesspiegel, tra i primi ad indicare la responsabilità dell’attacco alla Russia, ma anche di una possibile azione ucraina, per cassare definitivamente i rapporti economici tra Mosca e Bruxelles.

Pericolo atomico

Nonostante tutto, il passo forse più significativo dell’intervento ha riguardato l’arma nucleare. Putin sembra porre le basi per un suo futuro utilizzo, riprendendo i fatti storici di Nagasaki e Hiroshima, quindi criminalizzando ancora gli Usa; ed anche il bombardamento inglese alla città di Dresda, tra i più intensi della Seconda Guerra Mondiale. Per il leader russo, Washington avrebbe già creato un precedente nel 1945: per questo, non può essere escluso a Mosca il ricorso alla bomba nucleare.

Immediata ed altrettanto forte è stata la risposta di Kiev. In questi minuti, il presidente Zelensky è in procinto di firmare la richiesta di adesione alla Nato, con procedura d’urgenza. Ricordiamo che, in caso di accoglimento nell’alleanza, l’intero blocco atlantico sarà de facto in guerra contro la Russia, avendo accolto un Paese invaso ed in pieno stato di guerra. Mai come dal 24 febbraio, il mondo è ad un passo dal terzo conflitto mondiale della storia.

Matteo Milanesi, 30 settembre 2022

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