Esteri

Putin manovra Trump? Tutti i dubbi sull gasolio russo

Dalle maxi forniture di carburante alle pressioni sull’Ucraina, i rapporti tra Washington e Mosca sollevano interrogativi sugli interessi economici e sulle reali intenzioni del Cremlino

Sembrava che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avesse raggiunto un’intesa con Vladimir Putin per una maxi fornitura di gasolio: 300.000 tonnellate subito, con l’obiettivo di arrivare fino a un milione di tonnellate al mese. A questo punto, però, qualche domanda sorge spontanea. Se davvero la Russia è in grado di garantire volumi di questa portata, come si spiega il fatto che da tempo emergano difficoltà nel rifornimento interno di carburanti? E soprattutto: in che modo un simile accordo potrebbe influenzare i prezzi energetici a livello globale?

C’è poi il capitolo politico. Putin ha acquisito un’influenza tale da convincere Trump che Mosca sia realmente pronta a chiudere il conflitto con un accordo di pace? Oppure siamo davanti all’ennesima operazione di realpolitik, dove gli interessi economici contano più di qualsiasi altra considerazione? Le perplessità aumentano guardando alla posizione assunta nei confronti dell’Ucraina. Ogni volta che Trump apre un canale di dialogo con Putin, il bersaglio delle critiche sembra diventare Volodymyr Zelensky. Coincidenza? Può darsi. Ma è una coincidenza che si ripete con una certa frequenza.

Non è la prima volta, del resto, che dopo un colloquio con il Cremlino arrivano messaggi destinati a Kiev. In passato Trump aveva invitato a non colpire le raffinerie russe. Oggi arriva persino a mettere in discussione la leadership ucraina, suggerendo la necessità di un cambiamento politico. La domanda, inevitabilmente, è: con chi? Con una figura capace di negoziare la pace o con qualcuno più disposto ad accettare le condizioni di Mosca?

Nel frattempo, l’Europa continua a sostenere l’Ucraina, evitando che la vicenda possa trasformarsi nell’ennesimo fatto compiuto, come molti ritengono sia avvenuto con la Crimea. Resta infine un interrogativo molto concreto. Se gli accordi annunciati dovessero rivelarsi più ambiziosi che realizzabili e se la Russia non fosse in grado di mantenere le promesse fatte, quale sarebbe la reazione di Trump? Per ora restano domande senza risposta. E spesso, in politica internazionale, le domande raccontano molto più delle certezze.

Ezio Pozzati, 17 ottobre 2026

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