
Se si mettono in fila i teatri compromessi, emerge, per Vladimir Putin, una sequenza coerente di perdite di posizioni, riduzione della capacità di proiezione, erosione degli strumenti di influenza. Ecco il quadro sistemico:
Finlandia – 2023
Ingresso nella NATO dopo decenni di neutralità. Danno: raddoppio del confine diretto NATO-Russia, perdita di profondità strategica nel Baltico, aumento permanente della pressione militare su San Pietroburgo.
Svezia – 2024
Fine della neutralità storica e adesione all’Alleanza Atlantica. Danno: controllo NATO sul Mar Baltico quasi totale, isolamento operativo della flotta russa di Kaliningrad, perdita di libertà di manovra navale.
Armenia – 2023-2024
Progressivo distacco da Mosca dopo il mancato intervento russo nel Nagorno-Karabakh. Danno: perdita di credibilità come garante di sicurezza, indebolimento della presenza militare nel Caucaso, apertura a UE e USA.
Azerbaijan – 2023
Riconquista del Nagorno-Karabakh senza reale opposizione russa. Danno: Mosca esce dal ruolo di arbitro regionale, influenza ridotta a spettatore, rafforzamento asse Baku-Ankara.
Moldova – 2024-2025
Uscita progressiva dalla CSI e accelerazione filo-europea. Danno: rischio concreto di perdere la Transnistria, uno degli ultimi avamposti militari russi in Europa orientale, con perdita di leva su Kiev e sul Mar Nero.
Siria – 2024-2026
Con la sua fuga nella notte dell’8 dicembre 2024 , Bashar al-Assad ha determinato un ridimensionamento operativo epocale della presenza russa, con flotta nel Mediterraneo drasticamente ridotta (stimata a circa un quarto rispetto ai picchi pre-2022). Danno: perdita di proiezione nel Mediterraneo, minore capacità di condizionare Medio Oriente e Nord Africa, dipendenza crescente da equilibri locali sempre più instabili e ostili.
Venezuela – 2026
Crollo del regime di Nicolás Maduro (cattura da parte degli USA a gennaio 2026). Danno: perdita del principale alleato militare ed energetico in America Latina, fine della piattaforma russa nel continente, dimostrazione che Mosca non è in grado di proteggere un regime amico nel backyard americano. Questo è forse il colpo più pesante fuori dall’Europa. Il Venezuela non era solo un partner: era la testa di ponte russa nel continente americano.
Cuba – 2025-2026
Crisi energetica sistemica dopo il collasso dei rifornimenti venezuelani e blocco internazionale. Danno: dipendenza totale da aiuti esterni, Russia incapace di garantire supporto stabile (spedizioni di petrolio episodiche, sufficienti per pochi giorni), perdita di autonomia strategica dell’isola.
Mosca continua a dichiarare sostegno, ma nei fatti offre solo assistenza limitata e intermittente.
Tradotto: alleanza ancora formalmente viva, ma operativamente svuotata. Trattative in corso con USA per far cessare embargo a fronte di smantellamento di apparati di intercettazione radio puntati sulla Florida.
Iran – 2025-2026
Indebolimento strutturale del partner strategico sotto pressione economica e militare. Perdita delle cospicue forniture di droni e missili. Danno: asse Mosca-Teheran meno efficace, riduzione della capacità di influenza congiunta su energia e scenari regionali, minore profondità strategica contro l’Occidente.
Ungheria – 2026
Sconfitta politica del principale alleato interno all’UE. Danno: perdita del “veto interno” europeo, fine del principale canale di sabotaggio politico su sanzioni, energia e supporto all’Ucraina, riduzione drastica dell’influenza indiretta su Bruxelles.
Questa non è più solo una lista eterogenea ma è una catena ove ogni anello che salta riduce la capacità russa di operare su tre livelli: militare, politico, energetico. Ma soprattutto riduce l’influenza indiretta, il lavorare dall’interno dei sistemi avversari invece che contro di essi. Ed è qui che il colpo ungherese diventa decisivo. Putin con l’avvento di Magyar perde accesso al cuore decisionale europeo. La guerra doveva espandere lo spazio russo. Ha prodotto l’effetto opposto. Ha compattato la NATO, ha accelerato le fughe dei partner, ha reso instabili gli alleati e ha ridotto le leve di pressione. Quella che stiamo osservando è una contrazione progressiva di sistema, lenta e senza inversione di tendenza visibili. Da potenza globale a potenza regionale.
Giulio Galetti, 16 aprile 2026
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