Qualcosa non va: il killer libero e il poliziotto arrestato (per un guanto di 45 anni fa)

L'autore dell'omicidio di Castelnuovo del Garda era noto alle forze dell'ordine, "monitorato" da un braccialetto ma a piede libero. Però mettiamo ai domiciliari un agente per un caso di decenni fa

5.7k 10
femminicidio verona (1)

 Jessica Stapazzolo Custodio de Lima, 33 anni, è stata trovata morta nella sua casa di Castelnuovo del Garda. L’ha massacrata il compagno, Reis Pedroso Douglas, con un numero “smisurato” di coltellate. Eppure, l’uomo era già noto alle forze dell’ordine, già violento, già ammonito. Era sottoposto a divieto di avvicinamento. Aveva, pensate un po’, un braccialetto elettronico. E la lista dei precedenti del killer è decisamente lunga: violenza domestica, resistenza ai carabinieri, perfino violenza sessuale ai danni della sorella della vittima. Ma niente carcere. Il gip di Verona lo aveva fermato ad aprile per l’ennesima aggressione: la getta a terra, la trascina per i capelli, la colpisce con una chiave. Dopo due giorni, il giudice convalida l’arresto e gli impone il divieto di avvicinamento. Fine. Risultato: oggi Jessica è morta.

Prima la cronaca. È stato lo stesso Reis Pedroso Douglas, 41 anni, a chiamare i Carabinieri verso mezzanotte, riferendo di avere intenzioni suicidarie. L’allarme ha portato gli investigatori ad avviare immediati accertamenti. Durante l’intervento, l’uomo avrebbe ammesso le proprie responsabilità e indicato il luogo dove si trovava il corpo della compagna. Il cadavere è stato rinvenuto nella sua abitazione di Castelnuovo del Garda, mentre il coltello utilizzato per l’aggressione è stato trovato all’interno dell’auto dell’uomo. Secondo quanto ricostruito, la donna si era trasferita circa un anno e mezzo fa nella casa acquistata in precedenza dal compagno. In passato aveva già contattato i Carabinieri per denunciare episodi di maltrattamenti, denuncia poi ritirata. A causa del contesto familiare difficile, e su richiesta del padre, le era stato tolto l’affidamento della figlia nata da una precedente relazione.

L’allarme per la sua scomparsa era stato lanciato da alcuni amici, preoccupati perché non riuscivano a contattarla da sabato. Il corpo, colpito da numerose coltellate, è stato scoperto la mattina successiva. Al momento del ritrovamento il compagno non era in casa; è stato successivamente rintracciato e arrestato dai Carabinieri. Gli investigatori del Ris sono al lavoro per i rilievi, mentre il medico legale dovrà stabilire con precisione data e ora del decesso. Reis Pedroso era già noto alle forze dell’ordine e, dal 23 aprile, sottoposto a divieto di avvicinamento alla compagna e ai luoghi da lei frequentati, con obbligo di mantenere una distanza minima di 500 metri. A suo carico era stata inoltre disposta l’applicazione del braccialetto elettronico, insieme al divieto di dimora nel Comune di Ponti sul Mincio, dove la donna viveva.

L’uomo era stato arrestato il 21 aprile in flagranza di reato per un grave episodio di violenza nei confronti della stessa Jessica: secondo gli atti, l’avrebbe gettata a terra, trascinata per i capelli sull’asfalto e colpita con pugni e con la chiave della sua auto. L’arresto era stato convalidato dal giudice, che aveva disposto una misura cautelare. Il dispositivo di controllo era stato installato il 19 maggio, “per espressa comunicazione da parte di Fastweb Spa”, mentre alla vittima era stato consegnato l’apposito apparato ricevitore con le relative istruzioni. Tuttavia, al momento del fermo, Reis Pedroso è stato trovato privo del braccialetto, che risulta tuttora irreperibile. L’apparato consegnato alla donna è stato invece rinvenuto nascosto nel garage dell’abitazione della madre, a Ponti sul Mincio. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire quando e dove l’uomo si sia disfatto del dispositivo.

Dalle informazioni diffuse dalla Procura di Verona, emerge che l’uomo era già stato condannato per rifiuto dell’accertamento dello stato di ebbrezza e faceva “uso smodato di alcol e stupefacenti”. A suo carico risultano diversi procedimenti penali per maltrattamenti e lesioni volontarie, commessi almeno dall’agosto 2024 all’aprile 2025. Nel dicembre 2024 gli erano state inoltre contestate violenze sessuali ai danni della sorella della compagna, insieme a episodi di resistenza e minaccia nei confronti dei Carabinieri intervenuti. In seguito a tali fatti, il Questore di Verona aveva emesso un provvedimento di ammonimento e, il 17 settembre, la Procura aveva richiesto il rinvio a giudizio.

La retorica è pronta: si parlerà di “tragedia”, di “violenza di genere”, di “necessità di educare alla parità”. Tutto giusto, tutto vero. Ma prima ancora della cultura, qui c’è un problema di giustizia che non funziona. Non serve un convegno: serviva un giudice che dicesse “quest’uomo deve stare in cella”. Serviva uno Stato che proteggesse davvero la vittima, non che le consegnasse un ricevitore come fosse un antifurto domestico.

Il paradosso è che per altri reati, infinitamente meno gravi, si scelgono pene ben più severe. Anche prima della conclusione di un processo. Basti ricordare il caso di Giovanni Toti, messo agli arresti domiciliari in via preventiva e costretto alle dimissioni senza neppure dargli il tempo di difendersi. Ma chi massacra la propria compagna, e abusa sessualmente della sorella, resta “sotto controllo elettronico”.

C’è un caso di questi giorni che paragonato a questa vicenda fa venire i brividi: parliamo degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario di polizia che indagò sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Secondo l’accusa, avrebbe depistato le indagini: nel mirino è finito un guanto trovato nella macchina utilizzata dagli assassini del fratello del presidente della Repubblica ma andato perso. Per la Procura non fu una svista o qualcosa di simile. E quindi ecco i domiciliari per Piritore, che oggi ha 74 anni (e dovrebbe ricordarsi cosa ha fatto 45 anni fa) mentre un signore già noto alle forze dell’ordine, condannato per rifiuto di accertamento dello stato di ebrezza, solito fare un uso smodato di alcol e droga, già sottoposto a procedimento penale per maltrattamenti e lesioni volontarie ai danni della moglie (nel 2024 e 2025) era affidato solo al braccialetto elettronico. Non è un controsenso?

Franco Lodige, 28 ottobre 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version