Cronaca

Qualcuno di voi è sorpreso? Fares, l’amico di Ramy, arrestato mentre ruba una moto

Il 23enne che era alla guida dello scooter fermato di nuovo. Ha cercato di scappare. Nonostante la condanna, era libero di delinquere

fares rami carabinieri
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Un episodio quantomeno pirandelliano: Fares Bouzidi, il 23enne tunisino che nel novembre 2024 guidava lo scooter su cui perse la vita il giovane Ramy Elgaml, è stato arrestato nuovamente. Questa volta non per essere scappato dalle forze dell’ordine ma mentre tentava di rubare una moto in Zona Citylife. Insieme a un complice di 24 anni, è stato bloccato dalla polizia intorno alle 23:00 del 7 febbraio dopo un breve tentativo di fuga a piedi (di nuovo in moto sarebbe stato fin troppo pure per Pirandello…). L’accusa? Furto aggravato in concorso.

Ma riavvolgiamo il nastro per comprendere l’assurdità di questa storia, che solleva interrogativi realistici e parecchio attuali sul funzionamento della giustizia in questo paese.

Il 24 novembre 2024, nel quartiere Corvetto di Milano, Bouzidi, allora 22enne e senza patente, era alla guida di un T-Max con in sella anche Ramy Elgaml, 19enne egiziano, come passeggero. Tutto inizia con un controllo di routine da parte dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile. Ma invece di fermarsi, Bouzidi ingrana la marcia e scatena un inseguimento da film: quasi una decina di chilometri di strade urbane percorse a folle velocità, semafori rossi ignorati, curve contromano affrontate alla cieca. La fuga termina in un impatto devastante contro un palo del semaforo all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Ramy viene sbalzato via e muore sul colpo; Bouzidi invece rimane gravemente ferito.

Le indagini, chiuse a dicembre 2025, hanno portato a contestare a Bouzidi l’omicidio stradale, aggravato dalla guida senza patente e dalle manovre pericolose. Piccola postila atta ad evidenziare l’assurdo metaverso del sistema giudiziario in Italia: anche i carabinieri alla guida della volante sono stati indagati per omicidio stradale. Sì, avete capito bene. I carabinieri. In ogni caso, una perizia ha attribuito la responsabilità principale di questo nefasto evento alla condotta di Bouzidi considerata “spregiudicata ed estremamente pericolosa”, che ha messo a rischio se stesso e il passeggero.

E qui entra però l’elemento che fa ribollire il sangue: come è possibile che un uomo coinvolto in una tragedia simile sia già a piede libero? Dopo l’incidente del 2024, Bouzidi è stato inizialmente posto agli arresti domiciliari, ma la misura è stata revocata dal gip Marta Pollicino per motivi terapeutici e perché le esigenze cautelari si erano “affievolite”. Al suo posto, un semplice obbligo di firma due volte a settimana. Nel giugno 2025, è arrivato il primo verdetto: condannato con rito abbreviato a 2 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Eppure, nessuna cella: la sentenza in primo grado non ha portato a un’immediata detenzione. Intanto, il processo per omicidio stradale pende ancora, con richiesta di rinvio a giudizio. Ma ad ora Bouzidi è libero. Eh già: libero di delinquere

In ogni caso c’è ben poco da ridere. Come può un sistema giudiziario che dovrebbe proteggere i cittadini permettere a chi ha causato una morte (per imprudenza o peggio) di girare libero come nulla fosse e addirittura di essere recidivo? Questo non è solo cronaca: questo è dimostrare pubblicamente come in questo caso (e in tanti altri) la rieducazione attraverso delle pene morbide non è stata raggiunta. In alcun modo. Magistrati, ci svegliamo?

Alessandro Bonelli, 9 febbraio 2026

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