Oramai è chiaro: nella stanza d’Occidente tramontante c’è un elefante e il suo nome è Donald Trump. Dopo aver messo in grande difficoltà l’intera economia planetaria con una guerra che doveva durare pochi giorni, ma che sembra aver rafforzato il regime iraniano, il Tycoon se la prende addirittura con lo storico alleato della Corea de Sud, come riporta il sito analisidifesa.it: “Considerato l’ottimo rapporto che ho con Kim Jong-un”, Trump ha incaricato il segretario alla Guerra Pete Hegseth di ridimensionare “sostanzialmente” le manovre, ritenendole “costose” ma anche “un segnale del tutto inappropriato e ostile verso un Paese (la Corea del Nord – NdR) che si è mostrato rispettoso e non ha rappresentato alcuna minaccia”.
Tutto questo, occorre ricordare, dopo aver pesantemente intaccato i rapporti con i Paesi alleati attraverso una dissennata politica dei dazi – oltre a tutta una serie di suggestioni groenlandesi – la quale, unita al blocco catastrofico di Hormuz, è probabile che ci porterà un conto molto salato nel prossimo inverno.
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Nel frattempo, mentre l’inquilino della Casa Bianca si balocca nel tentativo di ribaltare del tutto i già fragili equilibri geopolitici, in Italia stiamo da tempo facendo i conti con un pesantissimo aumento dei costi dell’energia, che a caduta, se essi non subiranno un rapido calo, sono destinati a far impennare l’inflazione. Inflazione che in soldoni non significa altro che impoverimento generale della popolazione, soprattutto quella a cui appartengono le fasce economicamente più deboli.
Tutto questo, come accadde a suo tempo nel determinare l’esisto del referendum sulla giustizia (che si svolse a poche settimane dall’attacco all’Iran) , non potrà che avere un pesante effetto sulle non molto distanti elezioni per il rinnovo del Parlamento, con buona pace di chi ancora oggi intravede nell’azione di Trump un disegno coerente e finalizzato a raggiungere un non ben precisato obiettivo strategico di grande respiro.
Per ora, visti anche i sondaggi che negli States lo danno in caduta libera, c’è un crescente numero di cittadini americani ed europei che temono fortemente di finire molto presto in mutande se il sistema istituzionale – in particolare il Congresso – non riuscirà ad imporre un freno ad una azione politica che, dal nostro modesto punto di osservazione, appare del tutto dissennata.
Claudio Romiti, 20 agosto 2026
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