Giustizia

Quando chi delinque non teme più la legge

Dopo i vari episodi di criminalità dove i colpevoli rimangono impuniti, la domanda è che fine ha fatto la reiterazione del reato?

maranza Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Anche nella mia città le Forze dell’Ordine sono attive h24 e quotidianamente arrestano, spacciatori, ladri e delinquenti vari, che quasi sempre commettono lo stesso reato dopo un breve lasso di tempo, quindi vengono scortati davanti ad un Giudice e nell’arco di poche ore queste persone ce le ritroviamo in strada anche se hanno il divieto di dimora.

Cosa sta succedendo? Che fine ha fatto la reiterazione del reato? Da l’impressione che questa sia una mera presunzione e perché? La Corte di Cassazione sembra avere abbandonato definitivamente la posizione minoritaria che ancora il requisito dell’attualità” nella valutazione del pericolo di reiterazione del reato anche alla verifica, da parte del giudice, delle immediate ed effettive possibilità di ricaduta da parte dell’indagato.

È quanto emerge dalla recente sentenza cautelare n. 11137/2020 della 2° sezione penale della Cassazione. La sentenza orbene, si dice che rimetterli in circolazione serve a non riempire ulteriormente il sistema carcerario o comunque non sono condannati per reati di grave entità? E allora? Anche se non sono un giurista, più volte mi sono occupato della questione, l’immigrazione ha portato una ventata di aumento della delinquenza in generale, perché chi è sbarcato o arrivato in Italia senza permesso non trova quasi mai un lavoro, diventando manovalanza per la filiera degli spacciatori, rapinando o stuprando le persone per strada.

Non voglio dare colpe a questo a quel governo perché il problema non è scaricare le colpe e basta, ma è quello di risolvere queste situazioni che ci impediscono di vivere in tranquillità.

Domanda: cosa si propone? Al 30 aprile 2025 risultano in carcere 19.740 persone straniere, pari al 31,6% della popolazione detenuta ( circa 61.000 persone) e ogni detenuto ha un costo giornaliero di € 137,00 ossia 50.005 euro l’anno.

Ora sarebbe auspicabile che il Ministero della Giustizia, il Ministero degli Affari Esteri si coordinassero per prendere accordi con i Paesi di provenienza dei condannati stranieri, mettendo a disposizione quanto ci costano in Italia e far scontare la pena nei loro Paesi, così non avremmo anche la spada di Damocle per il sovraffollamento delle carceri da parte dell’Europa.

Ovviamente necessitiamo di una sburocratizzazione per i rimpatri e della certezza della partenza dal suolo nazionale e dell’arrivo al Paese di pertinenza. Sembra forse facile, ma perché non provare?

Questo articolo non è scritto contro qualcuno, ma l’integrazione ed il rispetto dei nostri valori e delle tradizioni non debbono essere prevaricate dal finto “buonismo” perché anche noi quando andiamo all’estero, in un certo senso, ci sentiamo obbligati a rispettare leggi e tradizioni nelle terre visitate. È semplicemente una questione di educazione.

Ezio Pozzati, 26 gennaio 2026

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