Il mio ricordo personale di Edgar Morin è vivido e divertente. Era il 2009 e ci trovavamo nell’aeroporto di Bari, in attesa che una vettura mandata dall’organizzazione venisse a condurci a Matera, per la Settimana Internazionale della Ricerca. L’autista era in ritardo e Morin iniziò a essere su tutte le furie. Nell’attesa si mosse da una parte all’altra e, a un certo punto, posò il suo impermeabile su una struttura in ferro recentemente ridipinta. La pittura fresca lo fece imbestialire e tutta la sua collera si rovesciò sull’autista ritardatario, a suo modo “colpevole” (eh… la complessità!) del danno causato al capo tanto prezioso.
Ogni scusa e ogni impegno riguardante il fatto che tutti a Matera si sarebbero presi cura della cosa, mobilitando smacchiatori e agenti chimici di ogni genere, non placò quell’ira. L’ora che separa Bari da Matera fu memorabile, ma ancor più il contrasto tra quella sensibilità iperbolicamente piccolo-borghese e la retorica contro il capitalismo globale, blablabla, che esibì nel suo intervento davanti al grande pubblico.
Quando l’audience eravamo solo io e il guidatore, nell’aeroporto di Bari e nell’auto che ci portò a Matera, era apparso a noi un Morin buffamente diverso.
Carlo Lottieri, 1° giugno 2026
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


