
Scrive il Courrier de l’Atlas che a Biserta, seconda tappa tunisina della flottiglia, il coordinatore magrebino Khaled Boujemâa ha annunciato ieri lunedì di essersi ritirato per protestare contro la partecipazione di esponenti della comunità LGBTQ tunisina in prima linea nella flottiglia. “Ci hanno mentito sull’identità di alcuni partecipanti all’avanguardia della flottiglia, accuso gli organizzatori di averci nascosto questo aspetto”, ha tuonato durante due dirette video sui social network dal porto di Biserta.
In questione, in particolare, la partecipazione alla flottiglia di Saif Ayadi, che si presenta come «attivista queer» nella prima imbarcazione che ha lasciato il porto di Sidi Bou Saïd alla volta di Gaza. Un’altra attivista di primo piano che ha preso pubblicamente le distanze da questa partecipazione, Mariem Meftah, scrive con veemenza: “L’orientamento sessuale di ciascuno è una questione privata […]. Ma essere un attivista ‘queer’ significa toccare i valori della società e intraprendere un percorso che rischia di mettere i miei figli e i miei cari in una situazione che noi rifiutiamo. Mi rifiuto che a mio figlio venga proposto, a scuola, di cambiare sesso… Non perdonerò coloro che ci hanno messo in questa brutta situazione; dovremo parlarne perché alcuni amano oltrepassare il limite o lo hanno già fatto. Invito tutti a salvare la situazione e a riparare all’errore commesso nei confronti delle persone che hanno dato il loro sangue affinché questa flottiglia vedesse la luce”.
Queer per la Palestina, caos a bordo della Flotilla.
Come riportato dalla testata Le Courrier de l’Atlas, ci sono state tensioni nel contingente maghrebino della Flotilla, diretta a Gaza. Il coordinatore Khaled Boujemâa ha lasciato la missione per protestare contro la presenza… pic.twitter.com/kY1jZ8w1dB
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) September 22, 2025
Anche il presentatore televisivo Samir Elwafi ha pubblicato un post in questo senso: «La Palestina è innanzitutto la causa dei musulmani e non può essere dissociata dalla sua dimensione spirituale e religiosa: Gerusalemme è al centro dei suoi simboli e del suo destino. Allora perché coinvolgete attivisti sospetti che servono altri scopi che non ci riguardano e non hanno nulla a che vedere con Gaza, come il LGBTismo? Perché sentiamo le voci di queste persone in una flottiglia che dovrebbe rappresentare le nostre società e la loro solidarietà con Gaza? Perché dividete le persone attorno alla causa più grande che dovrebbe unirle? Perché tutti questi sospetti finanziari, morali, ideologici e di sicurezza in una flottiglia che dovrebbe rappresentare la sensibilità araba e la coscienza umana? Cosa ci si può aspettare da un arabo musulmano che vede e sente gli slogan del movimento «queer» in una flottiglia che porta il nome della sua causa più sacra e che viene così profanata?!”.
Marco Taradash, 23 settembre 2025
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