
Qui al bar, dove non facciamo altro che muoverci tra una tazzina e una macchina del caffè, tra un lavandino e un vassoio, ci siamo un po’ commossi nel guardare la bellezza gentile di Erika, la vedova di Charlie Kirk, salita sul palco per quei funerali dell’attivista conservatore che qualcuno, qui da noi in Italia, ha definito uno “show”.
Saranno stati pure uno show, saranno stati pure bizzarri, saranno stati persino di cattivo gusto, un evento politico quasi quanto una cerimonia religiosa. Però, a quelle esequie, la vedova Kirk ha avuto la forza di perdonare l’assassino dell’uomo che aveva sposato e ha detto una grande verità: dopo l’omicidio del marito non si sono viste “violenze, rivolte o rivoluzione. Abbiamo visto la rinascita”. Ecco.
Vi ricordate cosa successe dopo l’uccisione di George Floyd da parte di un agente? Città messe a ferro e fuoco, polizia cacciata dai quartieri, scontri in mezza America. Non che a destra siano mancati i sediziosi: impossibile dimenticare, ad esempio, lo “sciamano” dell’assalto al Campidoglio. Ma la verità è che quasi sempre i disordini arrivano da sinistra. Ed è questo, alla fine, ciò che distingue il popolo che era ieri in Arizona per Charlie Kirk dal popolo che, a Los Angeles, faceva scorrerie devastanti per protestare contro la stretta sui migranti voluta da Donald Trump. È questo che distingue la brava gente di Charlie Kirk da antifa assortiti, Black lives matter, black bloc e altri gruppettari. Quelle di Charlie Kirk sono persone perbene.
Il Barista, 22 settembre 2025
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